In memoria di Clara Cardia

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Il trovarsi in un dato luogo in un preciso momento.13022017-immagine1

È così che Clara Cardia, da giovane architetto, lascia la rassicurante Ginevra per proseguire gli studi alla Columbia University nella New York degli ultimi anni 60.

Una metropoli, una città enorme e all’epoca attraversata da una ondata di criminalità e violenza che rimarrà incisa nella storia della città americana. Qui conosce i protagonisti della reazione a questa deriva drammatica di un tessuto sociale al collasso, dove la paura è sottofondo diffuso della vita quotidiana.

Mentre Jane Jacobs ha da poco pubblicato le sue teorie rivoluzionare pur se così semplici, quasi istintive, Clara Cardia lavora con Oscar Newman, che per primo sperimenta la possibilità di affrontare il tema della sicurezza urbana attraverso il disegno dello spazio.

Sarà un incontro che ne segnerà l’intero percorso professionale, aprendo a sviluppi teorici e operativi sicuramente eccezionali.

Tornata in Europa non dimenticherà la lezione appresa oltreoceano e affiancherà da subito alla pratica di architetto l’opera di studio, ricerca e divulgazione sul tema della sicurezza ambientale.

All’arrivo a Milano, città della sua infanzia, la decisione di dedicare la sua carriera al rendere le nostre città più vitali, ricche, sicure. Più belle.

Con la nascita del Laboratorio Qualità Urbana e Sicurezza – un nome che è anche una dichiarazione di programma – ha inizio un’epoca fondamentale nello sviluppo, in una Europa che vede riproporsi a qualche anno di distanza le problematiche vissute in America, di nuove idee, nuovi modelli per disegnare contesti urbani dove la sicurezza degli individui sia la conseguenza di una progettazione intelligente e consapevole.

È qui, in coda ad uno dei primi laboratori di progettazione del Politecnico di Milano, che Clara Cardia sviluppa il primo studio sugli indicatori di sicurezza, esperimento pilota che porterà alla creazione di un metodo. Ed è in questa occasione che domanda, all’ultima lezione, se uno studente avesse voglia e tempo di proseguire la sperimentazione.

Io quell’anno non avevo superato un esame obbligatorio per il passaggio all’anno successivo e avevo tempo a disposizione; alzai la mano. Da quel giorno anche la mia strada è cambiata.

Coincidenze.

Arch. Umberto Nicolini – Membro del Comitato Scientifico di ACdV

Parte il progetto Lucca SI-cura

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lucca-stemmaCittà di Lucca
Ufficio Stampa

Lucca, 10 febbraio 2017

“Lucca SI-cura”: parte a San Vito il progetto pilota sulla sicurezza

Il prossimo mercoledì (15 febbraio) un incontro pubblico di presentazione alla scuola Chelini aperto non solo agli abitanti del quartiere, ma a tutti i lucchesi.

Entra nel vivo “Lucca SIcura”, il progetto promosso dall’amministrazione Tambellini e finanziato dalla Regione Toscana come intervento pilota a favore delle politiche locali per la sicurezza urbana.

“Lucca SI-cura” si inserisce all’interno delle attività legate alla strategia “Quartieri_Social”, che l’amministrazione comunale sta portando avanti a Sant’Anna, San Concordio e San Vito, e proprio la frazione di San Vito è stata individuata come quella in cui concentrare l’attenzione in questa fase di avvio sperimentale del progetto, che si pone l’obiettivo di aumentare la sicurezza attraverso il coinvolgimento dei cittadini, promuovendo quelle piccole azioni di aiuto e sostegno reciproco e migliorando la collaborazione con le Forze dell’Ordine.

Si comincia mercoledì 15 febbraio con l’incontro di presentazione, alle 21 alla scuola “Chelini” di San Vito. Nel corso della serata, alla quale parteciperanno il sindaco Alessandro Tambellini, l’assessore alla sicurezza Francesco Raspini e alcuni rappresentanti delle Forze dell’Ordine, saranno presentate le principali attività previste da “Lucca SIcura”: un percorso partecipativo che promuoverà il “Controllo del Vicinato”, appuntamenti specifici con i bambini delle scuole elementari per evidenziare le problematiche e le possibili soluzioni in termini di sicurezza per il quartiere in cui vivono,  l’utilizzo delle nuove tecnologie per realizzare una rete utile a prendersi cura e a conoscere meglio il proprio quartiere.

Per avviare subito in modo concreto il progetto, la stessa sera del 15 febbraio sarà distribuito a coloro che prenderanno parte all’assemblea un questionario specifico sul tema della sicurezza: lo stesso questionario sarà reso successivamente disponibile on-line, in modo che tutti i cittadini lucchesi che lo vorranno potranno compilarlo, ovviamente in forma completamente anonima. Il questionario contiene domande le cui risposte aiuteranno l’Amministrazione Comunale a misurare e analizzare il livello di sicurezza percepito dai cittadini lucchesi.

L’appuntamento è dunque fissato per martedì prossimo alle 21: l’amministrazione comunale invita tutti i cittadini, e in particolare gli abitanti di San Vito, a partecipare.

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Controllo del Vicinato e ronde sono incompatibili

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Proviamo sempre molta stima per quei cittadini che si impegnano a promuovere la sicurezza nella propria comunità. Ci sono tanti modi per contribuire a questo scopo. Il programma di Controllo del Vicinato ne propone alcuni che, sulla base dell’esperienza pluridecennali nei paesi anglosassoni (Neighbourhood Watch), e da otto anni in Italia, stanno dando ottimi risultati.

Il programma è semplice da attuare: rafforzamento dei legami tra residenti all’interno della comunità, sviluppo di migliori relazioni con le Forze dell’Ordine, collaborazione con le istituzioni locali, sorveglianza informale da parte dei residenti degli spazi privati e pubblici prossimi alle proprietà e rafforzamento della resistenza delle proprie abitazioni al fine di eliminare le vulnerabilità che rappresentano, sempre, delle ottime opportunità per i ladri per mettere a segno i loro colpi. Da queste attività viene escluso categoricamente il presidio mobile del territorio da parte dei residenti, ovvero le ronde. Non abbiamo nessun pregiudizio verso quei cittadini che decidono di intraprendere questa strada, ma ci corre l’obbligo di chiarire che questa non è quella che percorrono le famiglie che hanno deciso di applicare il programma di Controllo del Vicinato.

Ci sono varie ragioni per cui la nostra associazione disincentiva la pratica delle ronde: la prima tra tutte è che sinora nessuno dei suoi sostenitori ci ha fornito uno straccio di prova che queste funzionino per davvero. Al contrario, sono numerose le testimonianze di sindaci, Forze dell’Ordine e degli stessi residenti che ci dicono che, laddove è operativo, il programma di Controllo del Vicinato ha prodotto una drastica riduzione del numero di furti.

Esistono anche altre ragioni, non meno importanti, che suggeriscono di non intraprendere la strada delle ronde. Una di queste è che il modello è sostenibile solo nel breve periodo. Tutte le esperienze di ronde di cui siamo venuti a conoscenza nel medio periodo falliscono per mancanza di ricambio di volontari, soprattutto nelle comunità medio-piccole. Al contrario, il Controllo del Vicinato, proprio per la sua semplicità di realizzazione e applicazione, una volta implementato, funziona per sempre, o almeno sino a quando i residenti decidono di non applicarlo più.

Un’altra ragione, parimenti importante, è il potenziale rischio a cui si sottopongono i residenti che decidono di fare le ronde. Non a caso il decreto attuativo del Ministero degli Interni dell’8 agosto 2009 sugli osservatori volontari, relativo alla legge del 15 luglio 2009, n. 94 “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” (la cosiddetta legge Maroni), prevede regole severissime circa la costituzione dei gruppi di volontari abilitati al presidio mobile del territorio. Il decreto prevede che il gruppo di volontari, costituito formalmente in associazione, sia iscritto ad un albo provinciale appositamente istituito. I volontari devono rispondere ad una serie stringente di requisiti per far parte di questi gruppi e, non ultimo, essere dotati di una idonea copertura assicurativa. Devono, inoltre, obbligatoriamente sottostare ad un percorso formativo a cura delle Regioni o degli enti locali. Il prefetto, su ordinanza del sindaco interessato, verificata l’esistenza dei suddetti requisiti, autorizza il gruppo a svolgere la sua funzione di osservatore del territorio. Sempre il prefetto verifica annualmente che i requisiti iniziali persistano. Come si vede, non è un percorso semplice poiché il legislatore era ben consapevole della delicatezza di questa attività. La pratica del Controllo del Vicinato, al contrario, non è soggetta alla stessa legge poiché le sue attività si svolgono prevalentemente negli spazi privati e non è prevista alcuna forma di presidio mobile degli spazi pubblici.

Ogni tanto abbiamo notizia di gruppi di residenti che, autodefinendosi Controllo del Vicinato (gruppi non formati dai nostri volontari, né mai registrati sul nostro sito web) decidono di effettuare delle “passeggiate notturne” armati di pettorine catarifrangenti. Alla stampa locale si affrettano però a precisare che non si tratta di ronde e che sono solo armati di cellulare. Ma questo è esattamente quello che fanno le ronde! Ci mancherebbe che i residenti si armassero di altro, anche se in Italia c’è qualche incosciente che spinge in questo senso.

Questi gruppi dichiarano di praticare il Controllo del Vicinato mentre, di fatto, pattugliano di notte le vie dei loro paesi a caccia di ladri e spacciatori, creando non pochi problemi alle Forze dell’Ordine per mancanza di esperienza o, addirittura, interferendo con le attività investigative in corso. La scelta da parte di questi gruppi di chiamarsi Controllo del Vicinato è fatta probabilmente per sfruttare opportunisticamente il nome del nostro programma, vista la sua ampia diffusione. O, forse, per sottrarsi alla trafila legale prevista per la costituzione delle ronde.

Ci dispiace per questi gruppi ma ronde e Controllo del Vicinato sono incompatibili. O si fanno le ronde o si fa il Controllo del Vicinato. Ricordiamo ancora una volta che il logo della nostra Associazione ed il nome del programma Controllo del Vicinato e Controllo di Vicinato sono marchi registrati. Ogni loro uso non preventivamente autorizzato può essere motivo di azione legale da parte nostra, non esclusa la richiesta di risarcimento per danno di immagine.

Per onestà, se qualcuno propone ai propri concittadini un progetto dovrebbe specificare bene di cosa si tratta, poiché i cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere a quale progetto stanno aderendo. Se si dice di fare il Controllo del Vicinato e poi si fanno le ronde è evidente che non si è stati completamente trasparenti.

Se gruppi di residenti intendono perseguire la strada delle ronde facciano pure, ma si mettano in regola con la legge e siano onesti e trasparenti verso i propri concittadini. Ma, soprattutto, non usino il nome del nostro programma. Se, invece, l’intenzione è quella di costituire genuini gruppi di Controllo del Vicinato e di seguirne il programma allora sono i benvenuti nella nostra grande famiglia.

 

la Presidenza ACdV