Tecnologie al servizio del Controllo del Vicinato

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Ospitiamo volentieri questo contributo del criminologo Dott. Francesco Caccetta sull’utilizzo di chat e social network nelle attività di Controllo del Vicinato. Recentemente abbiamo ricevuto da molti gruppi, soprattutto da quelli di recente costituzione, domande e quesiti su qual’è il modo migliore di utilizzare queste tecnologie nelle attività dei gruppi. In quest’articolo il Dott. Caccetta affronta in modo approfondito l’argomento, spiegando come vanno usate e, anche, come non vanno usate queste tecnologie.

“Nell’ambito delle numerose proposte per la prevenzione dei reati e la sicurezza urbana che negli ultimi anni si sono palesate sullo scenario nazionale, spicca emerge e sovrasta tutte, senza temere rivali, l’ormai noto progetto del Controllo del Vicinato.

Questo semplice ma efficace sistema di mutua assistenza tra cittadini finalizzata al recupero del capitale sociale e del controllo informale del territorio è approdato in Italia grazie all’intuizione e la perspicacia di alcune persone che da semplici cittadini e/o fedeli servitori dello Stato si sono trasformati in security officer con l’unico e condiviso intento di recuperare il controllo dei propri territori e aiutare gli abitanti delle loro giurisdizioni a diminuire le proprie vulnerabilità ambientali e comportamentali e, di conseguenza, i reati contro il patrimonio. Mi piace citare, sempre, il promotore ufficiale dell’iniziativa, che ha importato in Italia il Controllo del Vicinato, Gianfrancesco Caccia, al quale si sono presto affiancati Leonardo Campanale e il sottoscritto Francesco Caccetta, fautori, insieme a tante altre persone, della creazione dell’Associazione nazionale del Controllo del Vicinato (www.controllodelvicinato.it) che da ora in poi chiameremo ACdV.

In un momento storico che vede l’Italia arrancare di fronte alle problematiche ataviche, reiterate e mai risolte, dove l’unico paradigma prevalente è quello dell’affrontare solo le difficoltà dell’emergenza e dove le uniche alternative allo stato attuale della sicurezza vengono individuate in ennuple promesse inattuabili, o deleghe improbabili (ronde e passeggiate varie) che sanno di fideismo, resa e abbandono a sé stessi dei cittadini, il Controllo del vicinato appare sempre di più una risposta efficace e attuabile, se non altro perché senza costi e basata sulla coesione e non sulla divisione. Ogni novità e ogni coinvolgimento di gruppi eterogenei, a causa di diversità di pensiero dovute sia alla propria appartenenza politica, sia al convinto manicheismo di qualcuno, comporta inizialmente tentativi di azzardati aggiustamenti e personali modifiche del paradigma iniziale. Queste situazioni, spesso sconvolgono il significato ontologico del progetto con conseguenze che possono andare dalla confusione generale, al rendere inutilizzabile o inutile l’operato dei componenti dei gruppi di Controllo del Vicinato a livello locale.

Questi Tweak freak (tweakers), cioè chi ossessivamente cerca di “migliorare” le prestazioni del proprio gruppo, agiscono spesso in buona fede ma la scarsa o approssimativa conoscenza del progetto, potrebbe rendere il loro operato prodromico di nefaste deviazioni e fallimenti.

Per questi motivi, premesso che sia il logo del Controllo del Vicinato che il nome del progetto sono registrati e di proprietà dell’Associazione Nazionale del Controllo del vicinato (ogni utilizzo deve essere quindi autorizzato), chiunque decida di aderire al progetto ed esportarlo nel proprio territorio, dovrà seguire le regole dello Statuto e i regolamenti dell’Associazione, mirati soprattutto a un percorso univoco e che non lasci spazio a strane personalizzazioni o pericolose derive.

Detto ciò, ritengo sia necessario fare luce su alcune dinamiche che regolano il funzionamento dei gruppi del Controllo del Vicinato, soprattutto alla luce delle ultime e continue evoluzioni del programma, dovute all’inevitabile introduzione nell’impalcatura del sistema, delle tecnologie già esistenti che ben si prestano agli scopi del progetto e del sodalizio tra cittadini. 

Whats App e Facebook

Parliamo quindi dell’ausilio tecnologico al Controllo del Vicinato, che consiste nell’utilizzo dei Social Network e dei sistemi di Instant Messaging e in particolare di Facebook e Whats App, i quali caratterizzano la versione del Controllo del Vicinato 2.0.

Studiare la sicurezza urbana significa in primo luogo individuare in un determinato territorio i vari rischi cui sono sottoposti gli abitanti e i loro beni, fornendo dati e informazioni utili a progettare dei sistemi di prevenzione efficaci. L’obiettivo degli esperti di sicurezza è di conseguenza quello di ridurre il più possibile tali rischi attingendo a tecnologie e soluzioni organizzative efficaci
(Marco Strano)

Questi straordinari e diffusi strumenti di comunicazione, che per il momento vanno a supplire a una più ambita piattaforma dedicata per il Controllo del Vicinato (una App per iOS e Android, ancora in stato embrionale), sono stati da subito utilizzati quali ausili tecnologici dai componenti dei gruppi di Controllo del Vicinato e, i primi ad avvalersi di loro, sono stati i gruppi Castel Ritaldi PG, su intuizione dello scrivente (chiedo venia per la nota narcisistica) che ne disciplinava l’utilizzo sin dal 2012. Il loro uso, in questo momento, sta dando grandi risultati in termini di funzionalità ed efficacia per le varie funzioni del Controllo del Vicinato, che spaziano dalla prevenzione dei furti e delle truffe, a utilizzi più ampi quali, ad esempio, prevenzione e repressione del degrado ambientale e ricerca di persone scomparse. Proprio l’esperienza diretta e sul campo, di queste nuove tecniche introdotte all’interno del progetto del Controllo del Vicinato e delle criticità rilevate, ci porta a fare delle inevitabili e utili considerazioni, cercando di tracciare quelle che potrebbero essere le linee guida per il corretto utilizzo delle tecnologie in questione.

La prima importante precisazione da fare è che il Controllo del Vicinato non è identificabile nelle chat di Whats App e neanche nelle pagine di Facebook, che restano esclusivamente degli ausili tecnologici, delle protesi virtuali alla normale e più antica forma di comunicazione orale. Non è corretto identificare il progetto del Controllo del Vicinato con questi strumenti, poiché la filosofia del citato sodalizio consiste nella riflessione sulle proprie vulnerabilità e sulla comprensione e consapevolezza del senso di appartenenza, delle capacità individuali di percezione del pericolo e trasformazioni delle intuizioni in segnalazioni qualificate alle Forze dell’Ordine. Tutto questo non può essere ridotto e circoscritto solo da una tastiera e un display. Il Controllo del Vicinato è anima e cervello, senso di responsabilità e altruismo, condivisione e compartecipazione!

L’introduzione di Whats App e la sua recente reiterata mediatica associazione al Controllo del Vicinato, hanno di fatto creato confusione e false aspettative da parte dei nuovi aderenti ai gruppi di Controllo del Vicinato ma lo stesso è successo anche per coloro che avevano inizialmente ben compreso il senso del progetto. Alcuni membri di gruppi, hanno modificato i comportamenti appresi nella fase di formazione, con avventate decisioni propedeutiche solo al fallimento del progetto a livello locale o addirittura alla creazione di strane creature, che del Controllo del Vicinato hanno solo il logo. È bene quindi ribadire, ancora una volta, che il Controllo del Vicinato non si identifica nelle chat di Whats App ma ne utilizza la tecnologia per rendere più agevole e tempestiva la comunicazione tra i componenti del gruppo. Questo significa, che le persone che fanno parte del Controllo del Vicinato, non devono scrivere nelle chat le loro percezioni circa imminenti rischi di furto, che possono significare una o più persone o veicoli sospetti notati aggirarsi nella via, perché, com’è ormai risaputo, per evitare un reato, conta moltissimo la tempestività della segnalazione alle Forze dell’Ordine, non la condivisione con tutto il gruppo di un sospetto potenzialmente pericoloso. Nulla quaestio se poi, dopo avere chiamato le Forze dell’Ordine, si decide di pubblicare anche cosa si è visto allertando gli altri, precisando però di avere già informato il 112 o il 113. Coloro che leggeranno la notizia, qualora constatata la stessa cosa, potranno poi decidere di comunicare a loro volta alle Forze dell’Ordine, l’attuale nuova posizione delle persone o veicoli sospetti già segnalati, aiutando gli agenti a raggiungere più facilmente l’obiettivo, che resta quello di individuare i potenziali autori di un reato e identificarli prima che inizino a commetterne. Stessa importanza, deve avere la tempestiva comunicazione nella chat, della cessata esigenza, per evitare un protrarsi inutile dell’allarme. Per chi ricorda la teoria della prevenzione situazionale, quella che vedeva i tre elementi concomitanti utili al raggiungimento dell’obiettivo del ladro, questo è il tipico intervento del Controllo del Vicinato per andare a rimediare al terzo elemento in questione e cioè, quello di assenza di vigilanza. In questo caso, la segnalazione immediata e qualificata alle Forze dell’Ordine, impedirà che i ladri possano agire indisturbati. Limitarsi a scrivere la segnalazione sulla chat di Whats App e aspettarsi che qualcuno condivida il sospetto e si decida a chiamare le Forze dell’Ordine, sia questi un altro elemento del gruppo, sia un Coordinatore, significa solo perdere tempo lasciandone invece a disposizione dei ladri che, come sappiamo, possono commettere un furto anche in soli tre o quattro minuti. L’eventuale pagina di facebook creata ad hoc per ogni gruppo o insieme di gruppi (in zone limitrofe è meglio restare uniti per evitare duplicazioni o dispersioni di notizie) dovrebbe essere aperta a tutti, in modo da invogliare altre persone ancora titubanti ad aderire al Controllo del Vicinato. Proprio perché aperta a tutti, la pagina social, non dovrebbe essere utilizzata per le segnalazioni di persone o mezzi sospetti (ancorché già segnalati alle Forze dell’ordine), poiché sulla piattaforma in questione ci saranno anche persone che non hanno avuto la formazione adeguata e potrebbero assumere comportamenti non in linea con lo spirito e le regole del Controllo del Vicinato. Nella pagina di Facebook, potrebbero invece essere scritte notizie sempre attinenti alla sicurezza del territorio, ma di più ampio respiro, come ad esempio, situazioni di pericolo per improvvise voragini sulle strade, segnalazioni di una serie di furti o truffe avvenute nel territorio o in quelli limitrofi (per aiutare le persone ad evitare di restare a loro volta vittime) e tutti gli alerts del caso, mirati soltanto a mettere in guardia gli abitanti locali. Nella pagina, sarà sempre meglio dichiarare che non saranno tollerate frasi offensive o xenofobe contro chiunque, invitando tutti a mantenere un tono dignitoso e rispettoso delle leggi, ricordando che anche un delinquente, se offeso pubblicamente (certi post su facebook equivalgono alla diffamazione a mezzo stampa) potrebbe ricorrere alla Giustizia per fare valere i propri diritti, mettendo in difficoltà tutti i componenti del gruppo ed in particolare che commenterà positivamente il post incriminato.

Riepilogando, l’utilizzo dei social network e delle chat, deve restare confinato alla sola esigenza di condivisione e comunicazione interna dei gruppi, mentre le segnalazioni qualificate alle Forze dell’Ordine devono essere fatte da chi osserva per primo i fatti sospetti, senza indugiare. Solo così ci possono essere margini di riuscita nell’intento di impedire ai ladri di agire. Le Forze dell’Ordine sono abituate a ricevere segnalazioni e quindi non ci sono problemi particolari se ne ricevono qualcuna in più. Saranno gli operatori delle centrali operative del 112 o 113 a fare una cernita delle segnalazioni decidendo poi l’utilità e la priorità degli interventi. La cosa più importante è fare senza indugio segnalazioni qualificate, ricordandosi sempre di osservare ed annotare i numeri di targa e i modelli dei veicoli da segnalare e la descrizione del numero, e altri particolari, delle persone che stiamo segnalando come sospette.

Come abbiamo appena appreso, un fattore importante, per i membri dei gruppi di Controllo del Vicinato, è la capacità di fare segnalazioni qualificate e questa caratteristica può essere innata oppure appresa durante le dovute e necessarie riunioni formative.

La prima cosa per un perfetto abbrivo di un gruppo di Controllo del Vicinato, è prevedere che le persone che ne faranno parte debbano partecipare necessariamente a un primo convegno formativo. Nel corso dell’incontro, oltre alle informazioni sul progetto generale del controllo del vicinato, saranno spiegate le modalità per eliminare le vulnerabilità ambientali e comportamentali di ognuno, spesso causa della commissione dei reati da parte dei delinquenti di turno. Saranno poi illustrate le modalità con le quali fare segnalazioni qualificate alle Forze dell’Ordine e si parlerà del ruolo del Coordinatore, definendone i compiti e i limiti. 

Il ruolo del Coordinatore

Il ruolo del coordinatore, figura da individuare, anche tra gli stessi partecipanti al meeting, sarà ben spiegato dal relatore al primo incontro. Sarà chiaro sin da subito che la sua figura si diversifica da quella dei singoli componenti del nascente gruppo per almeno due motivi. Il primo, è che il Coordinatore sarà l’anello di congiunzione tra l’Amministrazione Comune, le Forze dell’Ordine e i componenti del suo gruppo di Controllo del Vicinato. Il coordinatore, interagisce con le predette figure istituzionali, rappresentando problematiche di ampio respiro che riguardano la sicurezza nel comprensorio ove vivono i cittadini a lui affidati (scarsa o insufficiente illuminazione, degrado ambientale, ecc.) e riportando a quest’ultimi le notizie e gli alerts dati dalle Forze dell’Ordine. Spetta a lui, o persona di fiducia da lui delegata, gestire la pagina Facebook (eventuale ma utile) e soprattutto la chat di Whats App, fungendo da moderatore.

Il secondo motivo è che il Coordinatore, sarà poi quello che formerà le persone che successivamente al primo incontro, chiederanno di aderire al gruppo del Controllo del Vicinato locale. Gli altri compiti del coordinatore possono essere, quindi, così riassunti:

  • Comunicare le segnalazioni importanti alla polizia e ricevere (dalle Forze dell’Ordine o terzi) informazioni sulle azioni criminali più recenti nella zona o in zone limitrofe e trasferire le informazioni ai vicini con un semplice passaparola attraverso “ticket”/ SMS/ Whats App/ email/ passaparola;
  • Incoraggiare la vigilanza tra i residenti dell’area e promuovere tra il vicinato la messa in pratica di misure preventive del crimine (eliminazione delle vulnerabilità);
  • Mettere insieme piccoli indizi per poterli comunicare alle forze dell’ordine se necessario in modo più analitico;
  • Accogliere nuovi vicini informandoli e integrandoli nell’attività̀ di controllo del vicinato. 

Formazione dei gruppi di Controllo del Vicinato

A questo punto, è chiaro che i gruppi di Controllo del Vicinato, sia quelli classici formati da persone che si conoscono e si uniscono nella zona per operare insieme, sia quelli che interagiscono con l’utilizzo di Whats App, devono necessariamente avere partecipato ad una riunione formativa.

Fermo restando che l’ACdV consta di un direttivo nazionale e di un organigramma di persone con incarichi diversi, individuabili sul sito web dell’associazione, proviamo a dare qualche indicazione operativa che possa essere utile ai nuovi gruppi o aspiranti tali.

La prassi, per la creazione di un gruppo di controllo del vicinato, in buona sostanza dovrebbe essere la seguente: un primo gruppo si crea all’atto del primo incontro formativo con il relatore dell’associazione del Controllo del Vicinato Nazionale (ACdV) o persona incaricata dalla stessa ACdV. Successivamente, tutti coloro che vogliono aderire al gruppo già costituito (e registrato sul sito www.controllodelvicinato.it), devono dare i loro dati al Coordinatore, il quale li inserirà in una lista provvisoria (a volte anche un gruppo apposito di Whats App) in attesa di raggiungere un numero adeguato di nuovi aderenti, in modo da organizzare una nuova riunione con loro e formarli insegnando loro la filosofia e le regole del Controllo del Vicinato. Questa formazione può avvenire, se ci sono le condizioni, anche ad opera dello stesso Coordinatore il quale, può sempre decidere se ricorrere ad un relatore ufficiale della ACdV previo accordo con il Comitato Esecutivo. Tutte le iniziative prese dai singoli Coordinatori che vanno fuori da queste regole non consentono l’adesione al Controllo del Vicinato. In poche parole possono essere iscritte e quindi registrate nel database dei gruppi dell’ACdV Nazionale, solo i gruppi, i cui componenti erano presenti alla prima formazione e successivamente quelli aggiunti, la cui garanzia di avvenuta formazione dovrà essere fornita dal Coordinatore di quel gruppo al Comitato Esecutivo.

La notizia della nascita di un nuovo gruppo di Controllo del Vicinato, spesso divulgata dai media locali, suscita l’entusiasmo di altre persone che a loro volta esprimono il desiderio di voler estendere il progetto anche nel loro territorio. Questo può dare luogo a richieste di informazioni dirette all’ACdV, previo utilizzo del sito web, oppure la ricerca di contatto diretto, da parte del promotore del nuovo gruppo, con uno dei Coordinatori del Controllo del Vicinato a lui vicino, per chiedere aiuto per la realizzazione del nuovo sodalizio. In questo caso, quel Coordinatore che riceve la richiesta, dovrà necessariamente attenersi alla seguente prassi: invitare il nuovo gruppo, tramite il suo promotore, ad inoltrare richiesta di censimento di un gruppo di Controllo del Vicinato sull’apposita pagina del sito dell’ACDV (http://controllodelvicinato.it/i-gruppi-cdv/censimento-dei-gruppi-cdv/). L’adesione all’Associazione dà diritto a richiedere supporto e documentazione. In seguito, il promotore sarà contattato dalla ACdV che indicherà il relatore più vicino per fare il primo incontro formativo con gli aspiranti aderenti al progetto. È importante che ogni Coordinatore segua questa regola, invitando i nuovi promotori a seguire l’iter di registrazione, garantendo così all’ACdV, di mantenere sempre il controllo della situazione dei gruppi in ambito nazionale e l’uniformità d’intenti e sviluppo del progetto.

 

Rapporti con la stampa

Il successo del Controllo del Vicinato, attira sempre più l’attenzione dei mass media i quali non esitano a intervistare vari soggetti appartenenti al sodalizio pubblicando, a volte, notizie imprecise e fuorvianti. Per assicurare la giusta divulgazione di notizie e garantire che la filosofia del Controllo del Vicinato sia ben compresa e diffusa, il Comitato Esecutivo dell’ACdV ha nominato un responsabile dei rapporti con la stampa che sarà l’unico delegato a rilasciare interviste sul progetto del Controllo del Vicinato. Salvo poi autorizzare di volta in volta i Coordinatori a livello locale se ritenuto opportuno.”

 

Dott. Francesco Caccetta © RIPRODUZIONE RISERVATA

Un progetto semplice ed utile

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09032015-Fiesso D'Artico (1)Lunedì 9 marzo 2015 – Presso la sala consiliare a Fiesso d’Artico si è svolta un’interessantissima serata sulla sicurezza ed è stato presentato il Programma di del Controllo del Vicinato, alla presenza del Capitano dei Carabinieri Mattei, il Tenente Favero, il Maresciallo De Marco e il Comandante della Polizia Locale Buratto.

Abbiamo illustrato il nostro progetto davanti a una platea numerosissima e attenta (mai vista cosi tanta gente in sala consiliare!). Le Forze dell’Ordine ci hanno elogiato per la semplicità e utilità del progetto. Il Capitano Mattei in varie occasioni ha ribadito l’utilità del Controllo del Vicinato come collaboratore indispensabile nella lotta contro la criminalità, il degrado e l’incuria del territorio.

Mauro Pennazzato (Comitato Fiesso d’Artico Sicuro)

Whatsapp e il Controllo del Vicinato

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Parlando di Controllo del Vicinato, giornali e televisioni lo scambiano spesso con le ronde o i gruppi di Whatsapp. Dopo molti incontri e assemblee pubbliche, in cui i nostri volontari ne spiegano pazientemente la differenza, e a furia di articoli di rettifica sui giornali, lentamente anche i giornalisti cominciano a capire che il Controllo del Vicinato non ha a che fare, neanche lontanamente, con le ronde.

Con il Controllo del Vicinato i residenti presidiano il proprio ambiente in modo “naturale”, continuando a svolgere le proprie attività quotidiane ma con una maggiore consapevolezza di quello che succede intorno a sé. Non si limitano però solo a questo: identificano le proprie vulnerabilità comportamentali, le vulnerabilità strutturali delle proprie case e quelle ambientali (anche temporanee), che rappresentano sempre delle opportunità per i ladri, per porvi rimedio. Nelle ronde tutto ciò è completamente assente, mentre per il Controllo del Vicinato rappresenta una delle attività principali: sorveglianza del territorio e rimozione delle vulnerabilità attraverso la prevenzione mirata.

L’identificazione tout court del Controllo del Vicinato con Whatsapp è più difficile da sfatare, anche perché molti gruppi di Controllo del Vicinato fanno uso di questo sistema di messaggistica istantanea.

Whatsapp non è il Controllo del Vicinato, ma solo uno strumento che va usato con intelligenza

Esistono molti programmi di messaggistica istantanea (Telegram, iMessage, Facebook Messenger, WeChat, Skype, Viber, Line, ecc.) ma, per comodità e anche perché è il più diffuso, in quest’articolo continueremo a fare riferimento solo a Whatsapp. La messaggistica istantanea è uno strumento formidabile, permettendo di inviare simultaneamente a molte persone lo stesso messaggio e di ricevere una risposta da ognuno dei destinatari. Insomma, tutti possono scrivere contemporaneamente a tutti i membri di un gruppo. E qui cominciano i problemi.

Se ognuno dei membri di un gruppo Whatsapp può ricevere e generare un messaggio, bisognerebbe domandarsi qual è il miglior modo di usare questo strumento per sorvegliare il territorio, allertare una piccola comunità e fare segnalazioni alle Forze dell’Ordine. Perché più alto è il numero di membri inclusi in un gruppo (Telegram permette addirittura di gestire gruppi che comprendono fino a 200 persone), maggiore sarà il numero d’interazioni probabili e quindi di messaggi.

In un gruppo di 50 membri (m), a ogni interazione (botta e risposta) (i) di tutti i membri si genereranno sul nostro schermo 49 messaggi, escludendo quello generato dal mittente (-1). Applicando la formula (m-1) * i, dopo tre interazioni sul nostro schermo ne appariranno 147. Anche se rispondesse solo un quinto (10) dei membri dell’ipotetico gruppo, dopo tre interazioni dovremmo comunque leggere 27 messaggi. Troppi. Se la conversazione continuasse, avremmo un numero altissimo di messaggi da leggere. Altro che Controllo del Vicinato! Passeremmo il tempo con gli occhi sullo schermo del telefonino anziché guardarci intorno.

Usare Whatsapp come la radio

I gruppi Whatsapp con molti membri dovrebbero essere utilizzati quasi come una radio per segnalare auto e persone sospette, oppure truffe in corso, per alzare la soglia di attenzione dei residenti. Bisognerebbe evitare di rispondere Grazie! Ok!, faccine sorridenti o pollici in su. Le uniche risposte sensate in un simile gruppo dovrebbero essere le segnalazioni degli spostamenti di auto e persone sospette o un cessato allarme.

I gruppi di Controllo del Vicinato dell’Umbria e di Roma si sono già dotati di un regolamento Whatsapp per evitare di affogare in una marea di messaggi insignificanti.

Allora il Controllo del Vicinato dovrebbe evitare Whatsapp? Assolutamente no. Può sicuramente usarlo ma con qualche precauzione. Senza, tra l’altro, dimenticare che spesso i gruppi di Controllo del Vicinato comprendono persone anziane che non solo non padroneggiano la messaggistica istantanea, ma non possiedono alcuno smartphone o addirittura alcun cellulare, e con le quali l’interazione con il Coordinatore avviene per telefono, per citofono o addirittura a voce.

Meglio i piccoli gruppi

Se i gruppi di Whatsapp sono composti da pochi membri, l’aumento del numero dei messaggi non dovrebbe rappresentare un grosso problema. Uno schema interessante ci viene proposto dai gruppi di Controllo del Vicinato di San Silvestro-Curtatone MN.

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Lo schema suggerito da questi amici propone un approccio a “celle”, dove le segnalazioni sono filtrate prima di essere inoltrate alle Forze dell’Ordine, al tempo stesso salvaguardando la velocità di segnalazione a queste ultime in caso di flagranza. Dove qualunque membro del gruppo o il suo Coordinatore “devono” chiamare immediatamente le Forze dell’Ordine.

Sì, ma chi chiama le Forze dell’Ordine?

Che si tratti di gruppi piccoli o grandi, bisogna sempre domandarsi chi alla fine chiamerà le Forze dell’Ordine senza perdere tempo inutile. Bisogna ricordare che le attività di sorveglianza dei gruppi di Controllo del Vicinato sono finalizzate a fare segnalazioni alle Forze dell’Ordine. Escludendo i casi di flagranza, quando una segnalazione inizia a circolare in un gruppo Whatsapp, dobbiamo essere certi che, appena verificatane l’attendibilità (anche se non è sempre possibile), questa sia poi inoltrata alle Forze dell’Ordine. In genere dovrebbe essere il Coordinatore del gruppo a svolgere questo compito. Attenzione però al collo di bottiglia rappresentato da un Coordinatore momentaneamente non disponibile. Due Coordinatori anziché uno non guastano, perché garantiscono una maggiore certezza che comunque le Forze dell’Ordine saranno avvisate.

I Coordinatori, i membri dei gruppi e i singoli cittadini dovrebbero poter chiamare la Forza dell’Ordine più prossima sul territorio. Tutti i Coordinatori dei gruppi di Controllo del Vicinato dovrebbero conoscere gli orari di servizio e il numero di telefono della Polizia Locale e della Stazione dei Carabinieri più vicina.

Chi chiude il cerchio?

È buona norma, dopo che sono state informate le Forze dell’Ordine, avvisare i membri del gruppo di Controllo del Vicinato per evitare che altri o il secondo Coordinatore chiamino le Forze dell’Ordine per la stessa ragione.

Qualunque sia il mezzo che utilizziamo per informarci tra vicini, quando un allarme cessa (perché la persona o il mezzo segnalato si è allontanato o è stato fermato dalle Forze dell’Ordine), bisogna che i vicini ne siano messi al corrente. Non c’è niente di peggio che lanciare un allarme e lasciarlo in sospeso. Questo può generare un ingiustificato senso d’insicurezza tra i residenti. È buona norma quindi stabilire una procedura per comunicare ai membri del gruppo il cessato allarme.

Attenti all’infiltrato

Uno dei punti di forza del Controllo del Vicinato è che tutti i membri si conoscono e che, ovviamente, non accetterebbero mai un ladro all’interno del loro gruppo. Quando un gruppo è eccessivamente grande (con o senza Whatsapp), si corre sempre il rischio di non conoscere bene tutti i membri. Chi ci assicura che non sia entrato l’amico del ladro? In un gruppo piccolo questo rischio è più limitato.

Verificare le notizie prima di farle circolare

Ogni notizia che circola in Whatsapp dovrebbe avere una fonte verificata. È buona norma citare sempre la fonte della segnalazione prima di inviarla: questo aiuta ad assicurare un buon grado di affidabilità alle notizie che circolano, evitando di minarne l’attendibilità. Soprattutto la descrizione dei furti avvenuti nella nostra zona deve essere verificata, possibilmente direttamente con le vittime. Diffondere notizie approssimative o, peggio, inventate può generare, oltre a inutili paure nei residenti, anche discredito e sfiducia nella serietà del Programma di Controllo del Vicinato.

In conclusione, Whatsapp è bello ma va usato con il classico grano di sale.

elleccì © RIPRODUZIONE RISERVATA

Truffatori fantasiosi

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COMUNICATO STAMPA

Truffatori e ladri sono sempre alla ricerca i sotterfugi fantasiosi per guadagnare la fiducia dei residenti e riuscire a mettere a segno i loro colpi.

Abbiamo notizia, verificata dalla Polizia Locale di Olgiate Olona, un Comune in provincia di Varese, che il 4 marzo una sedicente rappresentante del Controllo del Vicinato, munita di cartellino, ha suonato alla porta di una casa, in una zona sotto la sorveglianza del Controllo del Vicinato, chiedendo di verificare il piano cottura della cucina e la cappa dei fumi. Un’evidente scusa per entrare nella casa presa di mira. Siccome in quella zona si conoscono tutti, la famiglia residente non si è fatta abbindolare e ha chiamato immediatamente la Polizia Locale. La truffatrice si è immediatamente data alla fuga. Questo episodio è la dimostrazione pratica che la conoscenza tra vicini è il vero punto di forza del Controllo del Vicinato e che lo stesso non può prescindere da un forte rapporto con le Forze dell’Ordine. Evidentemente il Controllo del Vicinato sta acquisendo sempre più credito tanto da essere utilizzato anche dai truffatori per carpire la buona fede dei residenti. Questa volta però ai truffatori è andata male.

Se si ripetessero episodi simili, vi invitiamo a chiamare immediatamente le Forze dell’Ordine. I volontari del Controllo del Vicinato NON girano per le case controllando piani cottura, cappe o altri elettrodomestici.

Il Comitato Esecutivo

Primo incontro ad Albignasego PD

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Albignasego PD, 11 febbraio 2015.

Grazie all’attività dei volontari di Mira VE e Fiesso D’Artico VE, che stanno promuovendo il progetto nei Comuni limitrofi, si è tenuto ad Albignasego il primo incontro per illustrare il Programma del Controllo del Vicinato. La riunione, cui hanno partecipato le Autorità comunali, è stata organizzata per due vie della città. Seguiranno altri incontri nelle prossime settimane. 

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Cresce l’interesse per il Controllo del Vicinato

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Cresce l’interesse per il Programma del Controllo del Vicinato. I nostri volontari stanno facendo un fantastico lavoro, incontrando giornalmente residenti e Amministratori locali.

Albiate MB, 7 febbraio 2015AlbiateCastel San Giovanni PC, 9 febbraio 2015

Castel San GiovanniCarpaneto Piacentino – Chero PC, 10 febbraio 2015

Chero

Roma – Castel di Leva, 12 febbraio 2015

Roma Casyel di LevaCambiago MI, 12 febbraio 2015

CambiagoVilla Cortese MI, 12 febbraio 2015

Villa Cortse

 

Canegrate MI, 13 febbraio 2015

Canegrate

 

 

 

Revocato l’uso del logo ad “Arluno Sicura”

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COMUNICATO STAMPA

Ci siamo visti costretti a revocare il diritto di utilizzo del logo della nostra Associazione da parte del gruppo “Arluno Sicura”, poiché sono venuti meno i presupposti che ci hanno convinto, nell’ottobre del 2014, a concederne l’uso.

Il gruppo aveva richiesto l’utilizzo del logo (che ha esposto sulla sua pagina Facebook) dichiarando esplicitamente che l’azione del gruppo era orientata all’adesione dei principi del Controllo del Vicinato, nella chiara determinazione di non sostituirsi al ruolo delle Forze dell’Ordine. I post pubblicati sulla loro pagina Facebook e dalle notizie apprese dalla stampa locale ci hanno convinto del contrario.

L’attività prevalente di questo gruppo è di organizzare ronde notturne nel territorio comunale, non mettendo in pratica nessuno dei principi del Controllo del Vicinato.

La pratica delle ronde notturne, non contemplata tra le attività della nostra Associazione, è inefficace nel contrastare il fenomeno dei furti nelle case e inutilmente pericolosa per i volontari che decidono di parteciparvi, come ribadito in tutte le occasioni di pubblici incontri e come formalizzato nelle nostre linee guida.

Pertanto, l’utilizzo del logo della nostra Associazione, che pratica ed attua la sicurezza come solidarietà, buon vicinato e prevenzione passiva, da parte del gruppo Arluno Sicura, emerge oltremodo come incongrua, confusiva e dannosa per la nostra immagine e il nostro nome.

Del resto, come recita il combinato disposto dei commi 40, 41 e 43 della Legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), attività come quelle svolte dal gruppo Arluno Sicura richiedono il rispetto di una procedura amministrativa che coinvolge il Sindaco della città ed il sig. Prefetto; allo stato non sappiamo se da parte di questo gruppo sia stato rispettato quanto previsto dal dettato normativo, non sappiamo se il Sindaco si sia raccordato con il sig. Prefetto, e se quest’ultimo sia a conoscenza delle loro attività e possa esercitare attività di controllo sulle stesse – come previsto dalla Legge.

Le pochissime associazioni cui abbiamo concesso l’uso del logo (altra cosa sono le famiglie organizzate nei gruppi di Controllo dei Vicinato regolarmente costituiti, formati e registrati) si sono impegnate a seguire nelle loro attività sul territorio lo spirito, i principi e la prassi del Controllo del Vicinato che esclude, a priori, il pattugliamento notturno del territorio e qualunque forma, anche velata, di coercizione. Su questo punto la nostra Associazione non è disposta a fare eccezione, riaffermando il principio che le attività di pattugliamento del territorio rimangono esclusiva competenza delle Forze dell’Ordine.

Il Comitato Esecutivo

Intervista ai volontari romani

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Il Progamma del Controllo del Vicinato si sta rapidamente espandendo a Roma Sud, grazie allo sforzo dei nostri volontari. In questa intervista, rilasciata durante la trasmissione “Citofonare Latagliata”, che è andata in onda venerdì 6 febbraio 2105 sul Canale 74 del digitale terrestre, i nostri volontari illustrano lo spirito e la pratica del nostro programma.

Piccole comunità crescono

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Immagini di tre incontri in cui le comunità cominciano a prendere consapevolezza dell’importanza della partecipazione dei cittadini alla lotta contro il fenomeno dei furti nelle case. Nel rispetto dei reciproci ruoli, i cittadini collaborano attivamente con le Forze dell’Ordine attraverso l’applicazione del Programma del Controllo del Vicinato.  Grazie al prezioso lavoro dei nostri volontari, sono oramai più di cento i Comuni in cui è stato illustrato il progetto.

Lucca (Frazioni di Arsina e San Moriano) – Giovedì 5 febbraio 2015

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Nerviano MI – Venerdì 6 febbraio 2015

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Roma (Quartiere Falcognaga) – Sabato 7 febbraio 2015

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Immagini da Mira VE e Busto Garolfo MI

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28 gennaio 2015 – Incontro a Mira VE (frazioni Marano Veneziano e Orago) per illustrare il Programma del Controllo del Vicinato da parte dei nostri volontari. C’è molto interesse e voglia di partecipare alla costituzione dei gruppi.

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28 gennaio 2015 – A Busto Garolfo MI, assemblea pubblica organizzata dall’Amministrazione Comunale. I nostri volontari hanno illustrato il Programma del Controllo del Vicinato.

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COMUNICATO STAMPA

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29 gennaio 2015

Il Programma del Controllo del Vicinato si sta lentamente espandendo anche nell’Italia centrale, in particolare nella zona di Roma Sud.

Il processo di costituzione dei gruppi è un processo lento e controllato che presuppone la sensibilizzazione degli Amministratori pubblici, incontri informativi con i residenti con la partecipazione dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine, la formalizzazione della costituzione dei gruppi, la loro registrazione sul nostro sito e la loro formazione da parte dei volontari della nostra Associazione. Inoltre, l’utilizzo del logo dell’Associazione (registrato e protetto da Copyright) è subordinato alla nostra approvazione scritta e ad alcune limitazioni nell’uso (il Logo).

In questi giorni abbiamo assistito in varie zone di Roma alla nascita di gruppi spontanei di gruppi di Controllo del Vicinato, ai quali non è stato fornito alcun tipo di formazione da parte nostra, né alcuna autorizzazione circa l’utilizzo del logo.

Per evitare confusione di ruoli, ci teniamo a ribadire che le uniche persone autorizzate a rilasciare interviste e a parlare in nome della nostra Associazione per la città di Roma sono il Dott. Francesco Caccetta (responsabile dell’Associazione per il Centro Italia), il Dott. Stefano Leprini e il Dott. Massimiliano De Juliis, referenti rispettivamente per la zona Laurentina e Ardeatina.

Il Comitato Esecutivo

 

Dopo Curtatone, anche Castellucchio

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27 gennaio 2015 – Dopo le frazioni di Levata e San Silvestro, a Curtatone in provincia di Mantova, il Controllo del Vicinato fa capolino anche a Castellucchio.

Levata è stata una delle prime esperienze di Controllo del Vicinato in Italia, influenzando i Comuni vicini. Al Teatro S.O.M.S. di Castellucchio si è tenuta la prima assemblea pubblica in cui i nostri volontari hanno illustrato il Programma del Controllo del Vicinato.

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Un premio dedicato a tutti i nostri volontari

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22012015-20150122_124202Il 22 gennaio 2015, a Palazzo Marino, il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, nell’ambito della 14a edizione della manifestazione del Premio “il Campione”, ha assegnato un premio anche alla nostra Associazione. Gianfrancesco Caccia, nel suo discorso di ringraziamento, ha ringraziato il Sindaco e la città Milano, dedicando il premio a tutti i volontari dell’Associazione.

 

Il Controllo del Vicinato avanza a Roma Sud

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10 gennaio 2015 – Ottimi risultati ha dato l’incontro, molto partecipato (erano presenti circa 250 persone), organizzato dal “Comitato Cinque Colline – Laurentina”. Hanno aderito al Programma 117 famiglie e si sono già costituiti cinque gruppi di Controllo del Vicinato.

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17 gennaio 2015 – Altrettanto bene è andato l’incontro organizzato presso il Santuario del Divino Amore (quartiere Ardeatina), su iniziativa di Massimiliano De Juliis, Vice Presidente del IX Municipio di Roma, e il Comitato di Quartiere di Falcognaga. 150 persone hanno ascoltato con vivo interesse l’illustrazione del Programma del Controllo del Vicinato da parte dei volontari della nostra Associazione.

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Immagini dal Veneto

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21 gennaio 2015 :: A Martellago (VE) sono arrivati i cartelli del Controllo del Vicinato, grazie alla tenacia degli amici del Comitato Martellago Sicura.

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23 gennaio 2015 :: Prima riunione a Fiesso d’Artico (VE) per illustrare il programma del Controllo del Vicinato, organizzata dal “Comitato Fiesso d’Artico Sicuro”.

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COMMUNITY POLICING E CONTROLLO DEL VICINATO: differenze e auspici

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Sempre più spesso la parola Sicurezza è abusata o usata a sproposito da politici o venditori di fumo che in realtà, pensano soltanto a come piazzare la loro immagine per averne un ritorno di tipo economico. L’economicismo ha invaso ogni ambito della società e la sicurezza non poteva restarne esclusa, ma è bene invece ritornare a parlare di percezione soggettiva di serenità e di sicurezza oggettiva nella vita diuturna perché queste, sono le dimensioni cardine della costruzione del benessere individuale e collettivo.

I discorsi mediatici, puntano sempre il focus sugli aspetti “percepiti” della sicurezza e non su quelli sostanziali , traendo inferenze da impressioni populistiche o comunque basati sulle mera percezione individuale spesso completamente diversa dalla realtà data invece dalle statistiche ufficiali.

Nel rapporto Eurispes del 2013, si evidenzia infatti che spesso abbiamo a che fare con la disfunzione inferenziale che in logica si chiama “errore di composizione”, cioè una generalizzazione di eventi parziali che fa presumere che ciò che sia vero per una parte valga anche per il tutto. In poche parole, spiega il noto Istituto di Ricerca, in questo modo, un delitto diviene “emergenza omicidi” e un furto in appartamento diviene “abitazioni insicure” e via dicendo[1].

In realtà, il concetto di sicurezza non può essere osservato con un’unica chiave di lettura perché il termine stesso è di natura polisemica e legato ad altri concetti quali: crimine, criminalità, degrado, vivibilità, incolumità, integrazione ecc. Proprio questa peculiarità evidenzia il fatto che esiste un aspetto soggettivo il quale, proprio perché tale non permette una facile risoluzione del problema. Ognuno ha una propria percezione della sicurezza che è data dal compromesso tra il suo mondo ideale ed il mondo reale con tutta la componente ansiogena che ne scaturisce. Spesso questo disequilibrio porta a una esagerata paura del crimine e l’ansia di fronte ad esso che qualche volta indirizza singoli individui o gruppi, a prendere iniziative che peggiorano le situazioni o comunque non le risolvono.

Non esistono quindi soluzioni strategiche assolute, né si può pensare che iniziative popolari di carattere insurrezionale o su basi xenofobe (suggerite più o meno inconsapevolmente da media o da populisti di turno) possano portare benefici o risoluzioni al problema della insicurezza percepita o della sicurezza reale.

Neanche le recenti innovazioni legislative che hanno attribuito più poteri ai sindaci sembrano avere prodotto miglioramenti nella percezione della sicurezza, anzi, in qualche luogo hanno creato solo confusione e sollecitato iniziative che si sono rivelate disastrose. Per questo c’è stato poi il noto intervento della Corte Costituzionale che andava a riscrivere il comma 4 dell’art.54 del TUEL dichiarando incostituzionale la possibilità del Sindaco di adottare ordinanze prive del carattere della necessità e urgenza, riportando tutto a come era prima.

Del resto è ormai chiaro che non si può ottenere maggiore sicurezza soltanto con attività di repressione delle attività criminali ma urgono interventi atti a ripristinare le relazioni sociali e interpersonali e idonei al recupero del Capitale Sociale di Putnamiana memoria.

Non c’è bisogno di inventare niente e non necessitano particolari sforzi o incarichi costosissimi da affidare a sedicenti esperti della materia, per sviluppare nuove teorie poiché ne esistono almeno un paio che sono di assoluta efficacia e di facile realizzazione.

Forti dell’esperienza Americana ed Europea, sarebbe auspicabile continuare ad approfondire i programmi di Controllo del Vicinato e/o della Community Policing (meglio nota in Italia come Polizia di Prossimità). Per polizia di prossimità s’intende “un servizio di polizia caratterizzato da presenza capillare delle forze di polizia sul territorio, organizzato in modo da avvicinarle alla comunità di riferimento. La “vicinanza fisica” al cittadino è il carattere più evidente, visibile di questo modello, che tende a garantire al cittadino-utente, adeguate forme di comunicazione e collaborazione, così da coinvolgerlo nel processo di “produzione” della sicurezza, attraverso il radicamento territoriale, la conoscenza diretta dei problemi locali e la costruzione di un rapporto di conoscenza e fiducia con i cittadini [2] “. La community Policing degli Stati Uniti, in più, prevede una maggiore collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine anche di tipo operativo. In particolare, le forze di polizia locali, adottano una filosofia che promuove strategie organizzative, con l’utilizzo sistematico di stakeholder (portatori di interessi) e l’utilizzo di tecniche di problem solving, per affrontare in modo proattivo le situazioni contingenti di sicurezza pubblica quali ad esempio la flagranza di reati o situazioni di disordine pubblico.

Un esempio è quello di Amsterdam che ha creato il progetto Burgernet, con il quale la polizia ha esteso in cooperazione, la sua attività di sorveglianza anche ai cittadini che hanno aderito alla Burgernet, ottenendo un valido ed immediato supporto (inteso come osservazione e segnalazione) sul territorio in caso di verificarsi di reati.

In altre parole, la Community Policing o Polizia di Prossimità, vede una attiva partecipazione dei cittadini al mantenimento della sicurezza pubblica e una intensa attività di gestione e coordinamento delle forze in campo da parte della Polizia che istruisce coloro che aderiscono al progetto e li guida passo passo in tutte le attività di monitoraggio e segnalazione degli eventi delittuosi. Un’attività molto proficua e a costo zero che potrebbe essere facilmente attuata anche in Italia, dove, la forza di polizia che, strutturalmente ed a livello organizzativo, più incarna il modello della Community policing è l’Arma dei carabinieri. In effetti, l’Arma, con i suoi reparti base e cioè le Stazioni, dislocate in modo capillare sul territorio italiano a livello comunale potrebbe agevolmente operare in un contesto organizzato e strutturato, utilizzando le peculiarità già esistenti nell’Istituzione.

Quella che potremmo definire la versione laica della community policing, è invece il Controllo del vicinato. Un sodalizio volontario tra i cittadini che mira alla vigilanza delle proprie strade e del proprio quartiere sfruttando le attività di routine e le semplici azioni quotidiane di ogni abitante, convogliando le intuizioni e le percezioni di pericolo in segnalazioni qualificate alle forze dell’ordine che non sono però coinvolte direttamente nel progetto.

Il controllo del vicinato in Italia si sta sviluppando velocemente, grazie all’impegno di alcune persone capaci e ostinate, le quali, incuranti della configurazione individualista di Dumontiana memoria che ormai pervade la società moderna, lottano per riportare il dialogo e una nuova forma di olismo nel nostro paese. Per l’olismo, che è il contrario del riduzionismo, la centralità sta nella relazione tra le persone, viste nelle loro differenze e valutate nelle loro specificità anche funzionali, nel contesto della totalità sociale. L’insieme risulta trascendente e prevalente sul singolo, che costituisce la parte, senza per questo soffocarlo. Qui entrano in gioco i valori e la collaborazione. Un grande sociologo contemporaneo, Robert Putnam, introdusse il concetto di Reciprocità generalizzata, il cui fumus inquadra il paradigma del capitale sociale. Putnam, in un saggio dedicato alle Regioni Italiane, descrive il capitale sociale come “un complesso impalpabile, eppure molto reale, di rapporti tra le persone, di valori condivisi, di norme non scritte che contraddistinguono gli appartenenti a uno specifico gruppo e ne influenzano i comportamenti”.

Reti sociali, quindi, che sono importanti in quanto non esprimono solo “contatti” ma implicano “obbligazioni reciproche” e norme di reciprocità “specifica” (scambio contemporaneo di favori) o “generalizzata” (speranza che in futuro il favore venga ricambiato da qualcuno). E’ inoltre errato presumere che il controllo del vicinato possa trovare la sua massima espressione solo in piccole realtà o paesi. Anche Jane Jacobs, nel suo famoso “vita e morte delle grandi città”, ci ricorda che anche l’abitante della grandi città, per quanto ampie possano essere le sue possibilità di evadere, si interessa dell’atmosfera che regna nella strada o nel quartiere in cui abita, riflettendo sul fatto che, proprio per la gran massa degli abitanti di città, il vicinato ha certamente un’influenza decisiva sulla vita di ogni giorno. Un’altra osservazione della scrittrice, ci ricorda poi che i vicinati urbani non devono trasformarsi in artificiose vite di paese o di villaggio, ma devono fornire, agli abitanti, i mezzi per auto amministrarsi degnamente, questo è il problema![3]

Per contrastare le dinamiche criminali che stanno imperversando nella nostra Penisola, esistono, come abbiamo visto, strumenti diversi ma tutti efficaci. Sarebbe auspicabile riuscire a fondere i due programmi appena accennati, per riprendere agevolmente il possesso dei nostri territori, reintegrando quanto nel passato, in vari settori, è stato separato, smembrato, con gravi effetti negativi. Siamo di fronte ad una sfida che richiede creatività e coraggio, ma anche una grande saggezza, per tracciare nuove forme di conoscenza e nuove configurazioni della vita comune, superando le lacerazioni sociali imposte dalla modernità. Termino con un brano tratto dal libro “Vita e morte delle grandi città” di Jane Jacobs:

“…se intendiamo mantenere in vita una società urbana capace di diagnosticare e di affrontare i problemi sociali più profondi, il punto di partenza dovrà essere in ogni caso, il potenziamento di tutte le forze già esistenti atte a difendere la sicurezza e la convivenza civile nelle città quali esse sono. La prima cosa da capire è che l’ordine pubblico nelle strade e sui marciapiedi della città non è mantenuto principalmente dalla polizia, per quanto questa possa essere necessaria: esso è mantenuto soprattutto da una complessa e quasi inconscia rete di controlli spontanei e di norme accettate e fatte osservare dagli abitanti stessi. Non c’è polizia che basti a garantire la civile convivenza una volta che siano venuti meno i fattori che la garantiscono in modo normale e spontaneo.”

Dott. Francesco Caccetta © RIPRODUZIONE RISERVATA

Per gentile concessione dell’autore e del magazine online convincere.eu

[1] Rapporto Italia 2013 – Scheda La sicurezza a Roma e le statistiche sugli omicidi: il confronto con altre realtà internazionali

[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Polizia_di_prossimità

[3] Jane Jacobs, “Vita e morte delle grandi città” Einaudi, Torino 2009

Furti, tentativi di furto e truffe vanno sempre denunciati

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Molto spesso, un’ingiustificata e infondata diffidenza induce i cittadini che sono venuti a contatto con un evento delittuoso a non denunciarlo.

Il pensiero criminologico ha, da tempo, ben individuate le ragioni che spingono a non portare a conoscenza della Autorità Giudiziaria o della Autorità di Pubblica Sicurezza la verificazione di un crimine.

Ragioni che sono state classificate rispettivamente:

  • nella solidarietà con l’autore del delitto;
  • nella appartenenza a subculture criminali che considerano il ricorso alla Polizia come un atto di infamia;
  • nel timore di ritorsioni da parte dell’autore;
  • nel disinteresse e nel fatalismo che si realizzano in una sfiducia nei confronti dell’operato degli organi inquirenti e giudicanti.

Si tratta, come evidente, di motivi che si rifanno a disfunzionalità, o a vere e proprie patologie sociali; e che non riguardano soltanto i casi più estremi ed evidenti della connivenza con la criminalità organizzata, ma che possono rivelarsi anche nella routine quotidiana. Di sovente, infatti, sotto i nostri occhi si verificano illeciti (penali e non) i quali consumano la loro carica e i loro effetti antisociali e distruttivi senza che i consociati informino o interessino le Autorità di controllo formale (si pensi ai casi di evasioni fiscali, illeciti contributivi, illeciti edilizi ed ambientali, maltrattamenti ai danni di soggetti deboli).

In questa breve comunicazione vorremmo esporre i buoni motivi per i quali, coloro che appartengono ad una comunità coesa e attenta all’interesse generale, devono essere indotti a denunciare i reati. Nel contempo vorremmo anche fornire alcune nozioni di carattere procedurale che siano in grado di facilitare il compito a chi denuncia e a sfatare i luoghi comuni e i pregiudizi rispetto alle modalità di interazione con le Forze dell’Ordine.

Vi sono motivi di carattere generale che fanno ritenere la denuncia del crimine come l’adempimento di un dovere di solidarietà sociale.

Se il Controllo di Vicinato vuole essere, non solo un insieme di tecniche a protezione del patrimonio ma vuole incarnare uno spirito di impegno comunitario, ecco che la denuncia diventa un momento di attenzione nei confronti dell’interesse generale.

L’atto di denuncia quindi non è una inutile perdita di tempo, ma si atteggia a contributo fornito per portare l’attenzione della Autorità nei confronti di situazioni irregolari o pericolose.

Il disinteresse nei confronti di quanto accade intorno a noi non rappresenta mai un buon atteggiamento: dobbiamo pensare infatti che gli eventi pericolosi che oggi non ci toccano direttamente, probabilmente domani potrebbero coinvolgerci.

Vi sono anche motivi di carattere particolare che fanno ritenere la denuncia del crimine da noi subito come un atto, in ogni caso, conveniente. In caso di furto o truffa, infatti, solo un atto di denuncia preciso e circostanziato sarà in grado di porre gli investigatori sulla pista giusta per poter individuare i responsabili dei fatti. Molto spesso i gruppi criminali agiscono in modo sistematico e ordinato: pertanto una descrizione, ad esempio, delle modalità di azione dei ladri e del maltolto, sarà in grado di porre gli operanti delle Forze dell’Ordine nella condizione di costruire un quadro preciso per potere agire con successo.

Oltretutto, la presentazione della denuncia, potrà contribuire a facilitare il recupero dei beni sottratti: è chiaro infatti che se ho esposto con precisione (magari con fotografie) gli oggetti che sono stati asportati, mi sarà molto agevole, in caso di loro ritrovamento, poter ottenere il dissequestro e la restituzione da parte del Magistrato.

Da un punto di vista procedurale.

I Magistrati del Pubblico Ministero e la Polizia Giudiziaria prendono notizia dei reati, nella maggior parte dei casi, sulla base delle notizie che ricevono dalle vittime o dai testimoni. Pertanto buona parte del loro materiale di lavoro proviene da parte della denuncia presentata da parte dei privati.

L’art. 332 del Codice di Procedura Penale afferma che:

La denuncia contiene la esposizione degli elementi essenziali del fatto e indica il giorno dell’acquisizione della notizia nonché le fonti di prova già note. Contiene inoltre, quando è possibile, le generalità, il domicilio e quanto altro valga alla identificazione della persona alla quale il fatto è attribuito, della persona offesa e di coloro che siano in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti. E’ evidente che la esposizione dei fatti rappresenta il momento centrale della denuncia: più questa esposizione è precisa, ordinata e circostanziata, più gli inquirenti saranno facilitati nel loro lavoro di indagine.

L’art. 333 del Codice di Procedura Penale afferma che:

Ogni persona che ha notizia di un reato perseguibile di ufficio può farne denuncia. La legge determina i casi in cui la denuncia è obbligatoria. La denuncia è presentata oralmente o per iscritto, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria; se è presentata per iscritto, è sottoscritta dal denunciante o da un suo procuratore speciale. Delle denunce anonime non può essere fatto alcun uso, salvo quanto disposto dall’articolo 240.

Ciò significa che le Forze dell’Ordine o il Magistrato non possono sottrarsi al dovere di ricevere le denunce; e non possono sottrarsi al loro dovere istituzionale di esaminarle e registrarle.

Sono da ritenersi pertanto destituite di fondamento quelle dicerie che riportano notizie di funzionari che dissuadono il denunciante dal presentare la notizia di reato, che esercitano pressione per non presentarla, o che la cestinano.

Successivamente alla presentazione, il denunciante può ottenere dalla Procura il numero di ruolo della denuncia presentata, può seguirne l’iter giudiziario e presentare memorie scritte aggiuntive o chiedere di essere sentito dagli investigatori.

 

Avv. Mauro Bardi © RIPRODUZIONE RISERVATA

Controllo del Vicinato: il vero segnale, non sta nei cartelli!

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Ogni giorno, le cronache cittadine commentano episodi di furti e rapine in appartamenti e negozi, contribuendo sempre di più a un’esasperazione della percezione dell’insicurezza da parte dei poveri cittadini, troppo impegnati a contrastare la vorticosa routine quotidiana per riflettere meglio su quanto appreso dai media.

Ogni furto è declamato come l’opera di fantomatici e imprendibili criminali altamente specializzati, una sorta di Rambo super accessoriati per abbattere qualsiasi ostacolo pur di entrare in possesso dei nostri beni.

Questo continuo e martellante messaggio mediatico d’irreversibile situazione d’insicurezza, genera apatia e l’idea di una società cattiva, alienata, la metropoli contrattuale, dove le persone sono anonime e la reazione come dice Simmel è quella dell’attitudine blasè cioè delle persone che non si stupiscono mai di nulla, l’attitudine cioè a rifiutare coinvolgimenti emotivi che appare una rinuncia all’empatia.

In realtà le cose non stanno così, e basterebbe approfondire un po’ la materia per capire che l’attuale percezione d’insicurezza deriva da una serie di combinati che spaziano tra la diminuzione del capitale sociale e la sensazione d’irresponsabilità generale che sembra permeare questo momento della storia italiana, ma non dipende, invece, dall’aumento dei furti o del crimine in genere.

Il capitale sociale come dice il sociologo Robert Putnam, è un insieme di risorse che esistono nelle relazioni familiari e nell’organizzazione sociale comunitaria, ancora e sempre l’unica risorsa per il possibile conseguimento di certi scopi che non si potrebbero realizzare altrimenti e risiede nella struttura delle relazioni interpersonali.

In poche parole, meno le persone dipendono le une dalle altre, maggiore è il pericolo di deprezzamento e esaurimento del capitale sociale. Maggiore è la solidarietà e l’aiuto reciproco, maggiore è la quantità di capitale sociale presente in una comunità.

Inoltre, è pacifico che nell’ultimo ventennio, ci sia stata una diminuzione di reati di rapina e furto in abitazione e, di conseguenza, i valori italiani sono inferiori a quelli della media europea calcolata sui 27 stati membri.[1]

I ladri e i rapinatori solo in pochi e rari casi sono temibili e intelligenti artisti del crimine, mentre nella stragrande maggioranza dei casi, sono dei disperati o scansafatiche cronici, che approfittano dell’attuale soluzione di continuità delle relazioni sociali in Italia, per penetrare con facilità nell’indifferenza generale. Un cancro sociale di cui però può esistere la cura.

I grandi cambiamenti sociali spesso avvengono per merito di piccole forze che si uniscono. In tutti i film della serie “catastrofi Planetarie” assistiamo sempre alla ricostituzione di piccoli nuclei di umani che interagiscono tra loro per ritornare alla normalità, con forme di coesione quasi sempre apparentemente impossibili, ma con il solito lieto fine.

Non c’è bisogno di aspettare una catastrofe, per capire che l’unione fa la forza e quindi ricominciamo a costituire le file dei cittadini per bene e torniamo a prendere possesso dei nostri territori con l’istituto ormai noto, del controllo del vicinato.

In questi giorni, un telegiornale locale della Rai, ha mandato in onda un servizio sul controllo del vicinato in un piccolo paese dell’Umbria, dove il sodalizio, ormai in voga da circa due anni, sembra avere portato notevoli risultati nel migliore controllo del territorio con conseguente calo dei furti e dei reati in genere.

Questo servizio, ha destato gli animi di molti cittadini di altri Comuni della Regione, con presa di coscienza di alcuni Sindaci o rappresentanti di Forze di polizia locali e probi cittadini che hanno visto una giusta svolta alle problematiche locali. Ma come al solito, non mancano i fraintendimenti del paradigma che sta alla base della soluzione. Qualcuno ha male interpretato la logica del controllo del vicinato, pensando sia sufficiente appendere quattro cartelli nel territorio per fare apparire, come per magia, la tanto agognata sicurezza partecipata, forse non tanto per ignoranza della materia, ma per la solita fretta che tormenta le coscienze e turba gli animi di chi deve preoccuparsi della sicurezza nei propri territori.

Il Controllo del Vicinato è una filosofia di vita e come tale, va predicata e insegnata ai cittadini. In verità, il paradigma dovrebbe essere innato nelle coscienze delle persone, perché le società, nascono con l’inevitabile necessità di sostegno e protezione reciproca, altrimenti saremmo tutti preda del Leviatano di turno, ma il concetto va risvegliato e ri-coltivato.

Necessitano incontri con i cittadini, ai quali va raccontato come agisce il ladro, come sfrutta le debolezze dell’individualismo e della frenetica vita di tutti i giorni per agire indisturbato. Bisogna spiegare come ostacolare l’attività dei delinquenti, come creare loro dei rischi per dissuaderli dal frequentare i nostri territori. Va insegnato a fare segnalazioni qualificate, al fine di permettere alle centrali operative del 112 e 113 di fare interventi precisi e mirati allo scopo, senza perdere tempo inutile che andrebbe solo a vantaggio dei ladri. I cittadini devono ritrovarsi tra loro, riprendere i contatti ormai laschi, riassaporare la vita comune con i vicini, in poche parole riprendere i propri territori con le antiche abitudini dei nostri avi.

Il controllo del vicinato non sono solo i cartelli, ma è la rete sociale locale ricostituita, con le maglie solide e con una preparazione semplice, ma concreta dei partecipanti. Il guardiano capace, tanto caro alla teoria criminologica della Prevenzione Situazionale, unito alla limitazione dell’appetibilità degli obiettivi e alla collaborazione qualificata con le forze dell’ordine, sono l’arma vincente per cacciare via i ladri dai propri territori.

Dott. Francesco Caccetta © RIPRODUZIONE RISERVATA

[1] A. Ceretti e R. Cornelli, Oltre la paura, Feltrinelli, Milano 2013, pag.31

Per gentile concessione dell’autore e del magazine online convincere.eu: http://www.convincere.eu/criminologia/item/574-controllo-del-vicinato-il-vero-segnale-non-sta-nei-cartelli