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21 gennaio 2015 :: A Martellago (VE) sono arrivati i cartelli del Controllo del Vicinato, grazie alla tenacia degli amici del Comitato Martellago Sicura.

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23 gennaio 2015 :: Prima riunione a Fiesso d’Artico (VE) per illustrare il programma del Controllo del Vicinato, organizzata dal “Comitato Fiesso d’Artico Sicuro”.

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COMMUNITY POLICING E CONTROLLO DEL VICINATO: differenze e auspici

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Sempre più spesso la parola Sicurezza è abusata o usata a sproposito da politici o venditori di fumo che in realtà, pensano soltanto a come piazzare la loro immagine per averne un ritorno di tipo economico. L’economicismo ha invaso ogni ambito della società e la sicurezza non poteva restarne esclusa, ma è bene invece ritornare a parlare di percezione soggettiva di serenità e di sicurezza oggettiva nella vita diuturna perché queste, sono le dimensioni cardine della costruzione del benessere individuale e collettivo.

I discorsi mediatici, puntano sempre il focus sugli aspetti “percepiti” della sicurezza e non su quelli sostanziali , traendo inferenze da impressioni populistiche o comunque basati sulle mera percezione individuale spesso completamente diversa dalla realtà data invece dalle statistiche ufficiali.

Nel rapporto Eurispes del 2013, si evidenzia infatti che spesso abbiamo a che fare con la disfunzione inferenziale che in logica si chiama “errore di composizione”, cioè una generalizzazione di eventi parziali che fa presumere che ciò che sia vero per una parte valga anche per il tutto. In poche parole, spiega il noto Istituto di Ricerca, in questo modo, un delitto diviene “emergenza omicidi” e un furto in appartamento diviene “abitazioni insicure” e via dicendo[1].

In realtà, il concetto di sicurezza non può essere osservato con un’unica chiave di lettura perché il termine stesso è di natura polisemica e legato ad altri concetti quali: crimine, criminalità, degrado, vivibilità, incolumità, integrazione ecc. Proprio questa peculiarità evidenzia il fatto che esiste un aspetto soggettivo il quale, proprio perché tale non permette una facile risoluzione del problema. Ognuno ha una propria percezione della sicurezza che è data dal compromesso tra il suo mondo ideale ed il mondo reale con tutta la componente ansiogena che ne scaturisce. Spesso questo disequilibrio porta a una esagerata paura del crimine e l’ansia di fronte ad esso che qualche volta indirizza singoli individui o gruppi, a prendere iniziative che peggiorano le situazioni o comunque non le risolvono.

Non esistono quindi soluzioni strategiche assolute, né si può pensare che iniziative popolari di carattere insurrezionale o su basi xenofobe (suggerite più o meno inconsapevolmente da media o da populisti di turno) possano portare benefici o risoluzioni al problema della insicurezza percepita o della sicurezza reale.

Neanche le recenti innovazioni legislative che hanno attribuito più poteri ai sindaci sembrano avere prodotto miglioramenti nella percezione della sicurezza, anzi, in qualche luogo hanno creato solo confusione e sollecitato iniziative che si sono rivelate disastrose. Per questo c’è stato poi il noto intervento della Corte Costituzionale che andava a riscrivere il comma 4 dell’art.54 del TUEL dichiarando incostituzionale la possibilità del Sindaco di adottare ordinanze prive del carattere della necessità e urgenza, riportando tutto a come era prima.

Del resto è ormai chiaro che non si può ottenere maggiore sicurezza soltanto con attività di repressione delle attività criminali ma urgono interventi atti a ripristinare le relazioni sociali e interpersonali e idonei al recupero del Capitale Sociale di Putnamiana memoria.

Non c’è bisogno di inventare niente e non necessitano particolari sforzi o incarichi costosissimi da affidare a sedicenti esperti della materia, per sviluppare nuove teorie poiché ne esistono almeno un paio che sono di assoluta efficacia e di facile realizzazione.

Forti dell’esperienza Americana ed Europea, sarebbe auspicabile continuare ad approfondire i programmi di Controllo del Vicinato e/o della Community Policing (meglio nota in Italia come Polizia di Prossimità). Per polizia di prossimità s’intende “un servizio di polizia caratterizzato da presenza capillare delle forze di polizia sul territorio, organizzato in modo da avvicinarle alla comunità di riferimento. La “vicinanza fisica” al cittadino è il carattere più evidente, visibile di questo modello, che tende a garantire al cittadino-utente, adeguate forme di comunicazione e collaborazione, così da coinvolgerlo nel processo di “produzione” della sicurezza, attraverso il radicamento territoriale, la conoscenza diretta dei problemi locali e la costruzione di un rapporto di conoscenza e fiducia con i cittadini [2] “. La community Policing degli Stati Uniti, in più, prevede una maggiore collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine anche di tipo operativo. In particolare, le forze di polizia locali, adottano una filosofia che promuove strategie organizzative, con l’utilizzo sistematico di stakeholder (portatori di interessi) e l’utilizzo di tecniche di problem solving, per affrontare in modo proattivo le situazioni contingenti di sicurezza pubblica quali ad esempio la flagranza di reati o situazioni di disordine pubblico.

Un esempio è quello di Amsterdam che ha creato il progetto Burgernet, con il quale la polizia ha esteso in cooperazione, la sua attività di sorveglianza anche ai cittadini che hanno aderito alla Burgernet, ottenendo un valido ed immediato supporto (inteso come osservazione e segnalazione) sul territorio in caso di verificarsi di reati.

In altre parole, la Community Policing o Polizia di Prossimità, vede una attiva partecipazione dei cittadini al mantenimento della sicurezza pubblica e una intensa attività di gestione e coordinamento delle forze in campo da parte della Polizia che istruisce coloro che aderiscono al progetto e li guida passo passo in tutte le attività di monitoraggio e segnalazione degli eventi delittuosi. Un’attività molto proficua e a costo zero che potrebbe essere facilmente attuata anche in Italia, dove, la forza di polizia che, strutturalmente ed a livello organizzativo, più incarna il modello della Community policing è l’Arma dei carabinieri. In effetti, l’Arma, con i suoi reparti base e cioè le Stazioni, dislocate in modo capillare sul territorio italiano a livello comunale potrebbe agevolmente operare in un contesto organizzato e strutturato, utilizzando le peculiarità già esistenti nell’Istituzione.

Quella che potremmo definire la versione laica della community policing, è invece il Controllo del vicinato. Un sodalizio volontario tra i cittadini che mira alla vigilanza delle proprie strade e del proprio quartiere sfruttando le attività di routine e le semplici azioni quotidiane di ogni abitante, convogliando le intuizioni e le percezioni di pericolo in segnalazioni qualificate alle forze dell’ordine che non sono però coinvolte direttamente nel progetto.

Il controllo del vicinato in Italia si sta sviluppando velocemente, grazie all’impegno di alcune persone capaci e ostinate, le quali, incuranti della configurazione individualista di Dumontiana memoria che ormai pervade la società moderna, lottano per riportare il dialogo e una nuova forma di olismo nel nostro paese. Per l’olismo, che è il contrario del riduzionismo, la centralità sta nella relazione tra le persone, viste nelle loro differenze e valutate nelle loro specificità anche funzionali, nel contesto della totalità sociale. L’insieme risulta trascendente e prevalente sul singolo, che costituisce la parte, senza per questo soffocarlo. Qui entrano in gioco i valori e la collaborazione. Un grande sociologo contemporaneo, Robert Putnam, introdusse il concetto di Reciprocità generalizzata, il cui fumus inquadra il paradigma del capitale sociale. Putnam, in un saggio dedicato alle Regioni Italiane, descrive il capitale sociale come “un complesso impalpabile, eppure molto reale, di rapporti tra le persone, di valori condivisi, di norme non scritte che contraddistinguono gli appartenenti a uno specifico gruppo e ne influenzano i comportamenti”.

Reti sociali, quindi, che sono importanti in quanto non esprimono solo “contatti” ma implicano “obbligazioni reciproche” e norme di reciprocità “specifica” (scambio contemporaneo di favori) o “generalizzata” (speranza che in futuro il favore venga ricambiato da qualcuno). E’ inoltre errato presumere che il controllo del vicinato possa trovare la sua massima espressione solo in piccole realtà o paesi. Anche Jane Jacobs, nel suo famoso “vita e morte delle grandi città”, ci ricorda che anche l’abitante della grandi città, per quanto ampie possano essere le sue possibilità di evadere, si interessa dell’atmosfera che regna nella strada o nel quartiere in cui abita, riflettendo sul fatto che, proprio per la gran massa degli abitanti di città, il vicinato ha certamente un’influenza decisiva sulla vita di ogni giorno. Un’altra osservazione della scrittrice, ci ricorda poi che i vicinati urbani non devono trasformarsi in artificiose vite di paese o di villaggio, ma devono fornire, agli abitanti, i mezzi per auto amministrarsi degnamente, questo è il problema![3]

Per contrastare le dinamiche criminali che stanno imperversando nella nostra Penisola, esistono, come abbiamo visto, strumenti diversi ma tutti efficaci. Sarebbe auspicabile riuscire a fondere i due programmi appena accennati, per riprendere agevolmente il possesso dei nostri territori, reintegrando quanto nel passato, in vari settori, è stato separato, smembrato, con gravi effetti negativi. Siamo di fronte ad una sfida che richiede creatività e coraggio, ma anche una grande saggezza, per tracciare nuove forme di conoscenza e nuove configurazioni della vita comune, superando le lacerazioni sociali imposte dalla modernità. Termino con un brano tratto dal libro “Vita e morte delle grandi città” di Jane Jacobs:

“…se intendiamo mantenere in vita una società urbana capace di diagnosticare e di affrontare i problemi sociali più profondi, il punto di partenza dovrà essere in ogni caso, il potenziamento di tutte le forze già esistenti atte a difendere la sicurezza e la convivenza civile nelle città quali esse sono. La prima cosa da capire è che l’ordine pubblico nelle strade e sui marciapiedi della città non è mantenuto principalmente dalla polizia, per quanto questa possa essere necessaria: esso è mantenuto soprattutto da una complessa e quasi inconscia rete di controlli spontanei e di norme accettate e fatte osservare dagli abitanti stessi. Non c’è polizia che basti a garantire la civile convivenza una volta che siano venuti meno i fattori che la garantiscono in modo normale e spontaneo.”

Dott. Francesco Caccetta © RIPRODUZIONE RISERVATA

Per gentile concessione dell’autore e del magazine online convincere.eu

[1] Rapporto Italia 2013 – Scheda La sicurezza a Roma e le statistiche sugli omicidi: il confronto con altre realtà internazionali

[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Polizia_di_prossimità

[3] Jane Jacobs, “Vita e morte delle grandi città” Einaudi, Torino 2009

Furti, tentativi di furto e truffe vanno sempre denunciati

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Molto spesso, un’ingiustificata e infondata diffidenza induce i cittadini che sono venuti a contatto con un evento delittuoso a non denunciarlo.

Il pensiero criminologico ha, da tempo, ben individuate le ragioni che spingono a non portare a conoscenza della Autorità Giudiziaria o della Autorità di Pubblica Sicurezza la verificazione di un crimine.

Ragioni che sono state classificate rispettivamente:

  • nella solidarietà con l’autore del delitto;
  • nella appartenenza a subculture criminali che considerano il ricorso alla Polizia come un atto di infamia;
  • nel timore di ritorsioni da parte dell’autore;
  • nel disinteresse e nel fatalismo che si realizzano in una sfiducia nei confronti dell’operato degli organi inquirenti e giudicanti.

Si tratta, come evidente, di motivi che si rifanno a disfunzionalità, o a vere e proprie patologie sociali; e che non riguardano soltanto i casi più estremi ed evidenti della connivenza con la criminalità organizzata, ma che possono rivelarsi anche nella routine quotidiana. Di sovente, infatti, sotto i nostri occhi si verificano illeciti (penali e non) i quali consumano la loro carica e i loro effetti antisociali e distruttivi senza che i consociati informino o interessino le Autorità di controllo formale (si pensi ai casi di evasioni fiscali, illeciti contributivi, illeciti edilizi ed ambientali, maltrattamenti ai danni di soggetti deboli).

In questa breve comunicazione vorremmo esporre i buoni motivi per i quali, coloro che appartengono ad una comunità coesa e attenta all’interesse generale, devono essere indotti a denunciare i reati. Nel contempo vorremmo anche fornire alcune nozioni di carattere procedurale che siano in grado di facilitare il compito a chi denuncia e a sfatare i luoghi comuni e i pregiudizi rispetto alle modalità di interazione con le Forze dell’Ordine.

Vi sono motivi di carattere generale che fanno ritenere la denuncia del crimine come l’adempimento di un dovere di solidarietà sociale.

Se il Controllo di Vicinato vuole essere, non solo un insieme di tecniche a protezione del patrimonio ma vuole incarnare uno spirito di impegno comunitario, ecco che la denuncia diventa un momento di attenzione nei confronti dell’interesse generale.

L’atto di denuncia quindi non è una inutile perdita di tempo, ma si atteggia a contributo fornito per portare l’attenzione della Autorità nei confronti di situazioni irregolari o pericolose.

Il disinteresse nei confronti di quanto accade intorno a noi non rappresenta mai un buon atteggiamento: dobbiamo pensare infatti che gli eventi pericolosi che oggi non ci toccano direttamente, probabilmente domani potrebbero coinvolgerci.

Vi sono anche motivi di carattere particolare che fanno ritenere la denuncia del crimine da noi subito come un atto, in ogni caso, conveniente. In caso di furto o truffa, infatti, solo un atto di denuncia preciso e circostanziato sarà in grado di porre gli investigatori sulla pista giusta per poter individuare i responsabili dei fatti. Molto spesso i gruppi criminali agiscono in modo sistematico e ordinato: pertanto una descrizione, ad esempio, delle modalità di azione dei ladri e del maltolto, sarà in grado di porre gli operanti delle Forze dell’Ordine nella condizione di costruire un quadro preciso per potere agire con successo.

Oltretutto, la presentazione della denuncia, potrà contribuire a facilitare il recupero dei beni sottratti: è chiaro infatti che se ho esposto con precisione (magari con fotografie) gli oggetti che sono stati asportati, mi sarà molto agevole, in caso di loro ritrovamento, poter ottenere il dissequestro e la restituzione da parte del Magistrato.

Da un punto di vista procedurale.

I Magistrati del Pubblico Ministero e la Polizia Giudiziaria prendono notizia dei reati, nella maggior parte dei casi, sulla base delle notizie che ricevono dalle vittime o dai testimoni. Pertanto buona parte del loro materiale di lavoro proviene da parte della denuncia presentata da parte dei privati.

L’art. 332 del Codice di Procedura Penale afferma che:

La denuncia contiene la esposizione degli elementi essenziali del fatto e indica il giorno dell’acquisizione della notizia nonché le fonti di prova già note. Contiene inoltre, quando è possibile, le generalità, il domicilio e quanto altro valga alla identificazione della persona alla quale il fatto è attribuito, della persona offesa e di coloro che siano in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti. E’ evidente che la esposizione dei fatti rappresenta il momento centrale della denuncia: più questa esposizione è precisa, ordinata e circostanziata, più gli inquirenti saranno facilitati nel loro lavoro di indagine.

L’art. 333 del Codice di Procedura Penale afferma che:

Ogni persona che ha notizia di un reato perseguibile di ufficio può farne denuncia. La legge determina i casi in cui la denuncia è obbligatoria. La denuncia è presentata oralmente o per iscritto, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria; se è presentata per iscritto, è sottoscritta dal denunciante o da un suo procuratore speciale. Delle denunce anonime non può essere fatto alcun uso, salvo quanto disposto dall’articolo 240.

Ciò significa che le Forze dell’Ordine o il Magistrato non possono sottrarsi al dovere di ricevere le denunce; e non possono sottrarsi al loro dovere istituzionale di esaminarle e registrarle.

Sono da ritenersi pertanto destituite di fondamento quelle dicerie che riportano notizie di funzionari che dissuadono il denunciante dal presentare la notizia di reato, che esercitano pressione per non presentarla, o che la cestinano.

Successivamente alla presentazione, il denunciante può ottenere dalla Procura il numero di ruolo della denuncia presentata, può seguirne l’iter giudiziario e presentare memorie scritte aggiuntive o chiedere di essere sentito dagli investigatori.

 

Avv. Mauro Bardi © RIPRODUZIONE RISERVATA

Controllo del Vicinato: il vero segnale, non sta nei cartelli!

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Ogni giorno, le cronache cittadine commentano episodi di furti e rapine in appartamenti e negozi, contribuendo sempre di più a un’esasperazione della percezione dell’insicurezza da parte dei poveri cittadini, troppo impegnati a contrastare la vorticosa routine quotidiana per riflettere meglio su quanto appreso dai media.

Ogni furto è declamato come l’opera di fantomatici e imprendibili criminali altamente specializzati, una sorta di Rambo super accessoriati per abbattere qualsiasi ostacolo pur di entrare in possesso dei nostri beni.

Questo continuo e martellante messaggio mediatico d’irreversibile situazione d’insicurezza, genera apatia e l’idea di una società cattiva, alienata, la metropoli contrattuale, dove le persone sono anonime e la reazione come dice Simmel è quella dell’attitudine blasè cioè delle persone che non si stupiscono mai di nulla, l’attitudine cioè a rifiutare coinvolgimenti emotivi che appare una rinuncia all’empatia.

In realtà le cose non stanno così, e basterebbe approfondire un po’ la materia per capire che l’attuale percezione d’insicurezza deriva da una serie di combinati che spaziano tra la diminuzione del capitale sociale e la sensazione d’irresponsabilità generale che sembra permeare questo momento della storia italiana, ma non dipende, invece, dall’aumento dei furti o del crimine in genere.

Il capitale sociale come dice il sociologo Robert Putnam, è un insieme di risorse che esistono nelle relazioni familiari e nell’organizzazione sociale comunitaria, ancora e sempre l’unica risorsa per il possibile conseguimento di certi scopi che non si potrebbero realizzare altrimenti e risiede nella struttura delle relazioni interpersonali.

In poche parole, meno le persone dipendono le une dalle altre, maggiore è il pericolo di deprezzamento e esaurimento del capitale sociale. Maggiore è la solidarietà e l’aiuto reciproco, maggiore è la quantità di capitale sociale presente in una comunità.

Inoltre, è pacifico che nell’ultimo ventennio, ci sia stata una diminuzione di reati di rapina e furto in abitazione e, di conseguenza, i valori italiani sono inferiori a quelli della media europea calcolata sui 27 stati membri.[1]

I ladri e i rapinatori solo in pochi e rari casi sono temibili e intelligenti artisti del crimine, mentre nella stragrande maggioranza dei casi, sono dei disperati o scansafatiche cronici, che approfittano dell’attuale soluzione di continuità delle relazioni sociali in Italia, per penetrare con facilità nell’indifferenza generale. Un cancro sociale di cui però può esistere la cura.

I grandi cambiamenti sociali spesso avvengono per merito di piccole forze che si uniscono. In tutti i film della serie “catastrofi Planetarie” assistiamo sempre alla ricostituzione di piccoli nuclei di umani che interagiscono tra loro per ritornare alla normalità, con forme di coesione quasi sempre apparentemente impossibili, ma con il solito lieto fine.

Non c’è bisogno di aspettare una catastrofe, per capire che l’unione fa la forza e quindi ricominciamo a costituire le file dei cittadini per bene e torniamo a prendere possesso dei nostri territori con l’istituto ormai noto, del controllo del vicinato.

In questi giorni, un telegiornale locale della Rai, ha mandato in onda un servizio sul controllo del vicinato in un piccolo paese dell’Umbria, dove il sodalizio, ormai in voga da circa due anni, sembra avere portato notevoli risultati nel migliore controllo del territorio con conseguente calo dei furti e dei reati in genere.

Questo servizio, ha destato gli animi di molti cittadini di altri Comuni della Regione, con presa di coscienza di alcuni Sindaci o rappresentanti di Forze di polizia locali e probi cittadini che hanno visto una giusta svolta alle problematiche locali. Ma come al solito, non mancano i fraintendimenti del paradigma che sta alla base della soluzione. Qualcuno ha male interpretato la logica del controllo del vicinato, pensando sia sufficiente appendere quattro cartelli nel territorio per fare apparire, come per magia, la tanto agognata sicurezza partecipata, forse non tanto per ignoranza della materia, ma per la solita fretta che tormenta le coscienze e turba gli animi di chi deve preoccuparsi della sicurezza nei propri territori.

Il Controllo del Vicinato è una filosofia di vita e come tale, va predicata e insegnata ai cittadini. In verità, il paradigma dovrebbe essere innato nelle coscienze delle persone, perché le società, nascono con l’inevitabile necessità di sostegno e protezione reciproca, altrimenti saremmo tutti preda del Leviatano di turno, ma il concetto va risvegliato e ri-coltivato.

Necessitano incontri con i cittadini, ai quali va raccontato come agisce il ladro, come sfrutta le debolezze dell’individualismo e della frenetica vita di tutti i giorni per agire indisturbato. Bisogna spiegare come ostacolare l’attività dei delinquenti, come creare loro dei rischi per dissuaderli dal frequentare i nostri territori. Va insegnato a fare segnalazioni qualificate, al fine di permettere alle centrali operative del 112 e 113 di fare interventi precisi e mirati allo scopo, senza perdere tempo inutile che andrebbe solo a vantaggio dei ladri. I cittadini devono ritrovarsi tra loro, riprendere i contatti ormai laschi, riassaporare la vita comune con i vicini, in poche parole riprendere i propri territori con le antiche abitudini dei nostri avi.

Il controllo del vicinato non sono solo i cartelli, ma è la rete sociale locale ricostituita, con le maglie solide e con una preparazione semplice, ma concreta dei partecipanti. Il guardiano capace, tanto caro alla teoria criminologica della Prevenzione Situazionale, unito alla limitazione dell’appetibilità degli obiettivi e alla collaborazione qualificata con le forze dell’ordine, sono l’arma vincente per cacciare via i ladri dai propri territori.

Dott. Francesco Caccetta © RIPRODUZIONE RISERVATA

[1] A. Ceretti e R. Cornelli, Oltre la paura, Feltrinelli, Milano 2013, pag.31

Per gentile concessione dell’autore e del magazine online convincere.eu: http://www.convincere.eu/criminologia/item/574-controllo-del-vicinato-il-vero-segnale-non-sta-nei-cartelli

Il Congresso di Vienna

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grpbildeunwa23okt14mitlogo-kl-2A Vienna, Il 23 e 24 ottobre 2014, 25 associazioni rappresentanti 19 paesi europei si sono riunite per il congresso di fondazione della European Neighbourhood Watch Association (EUNWA), l’associazione Europea del Controllo del Vicinato.
Il congresso è stato una formidabile occasione di scambio e di contatto tra le organizzazioni europee che si occupano di sicurezza partecipata. All’incontro hanno partecipato associazioni storiche come la britannica Neighbourhood Watch (che quest’anno celebra i suoi 50 anni) e organizzazioni relativamente giovani come la nostra. Molte associazioni presenti ignoravano la reciproca esistenza prima di questo incontro.

Lo scopo del congresso era di costituire un’unica associazione europea per promuovere il progetto del Controllo del Vicinato nel vecchio continente, soprattutto in quei paesi dove è ancora poco sviluppato.

L’incontro è stato possibile solo grazie alla visione e all’intraprendenza dell’associazione austriaca proNACHBAR, i cui animatori Daniela Sisa, Andrea Barcza , Karl Brunnbauer e Günter Halvax hanno approntato una perfetta macchina organizzativa per radunare in un solo posto il meglio che l’Europa può offrire in termini di conoscenza ed esperienza per quel che riguarda sicurezza partecipata e polizia comunitaria.

Sono stati due giorni d’incontri molto intensi per i tantissimi argomenti trattati. Durante l’incontro è stata definita la visione e la missione della nuova organizzazione e gli obiettivi a medio e lungo termine. Sono state definite le modalità di adesione all’EUNWA dei vari soggetti (associazioni, istituzione, polizie, ecc.) e i tipi di servizi che questa potrà offrire. Una particolare attenzione è stata posta sullo scambio di esperienze tra i membri dei vari paesi, per identificare e condividere le “best practice”. Stabilire un comune standard etico è stato un altro importante argomento affrontato durante l’incontro.
Non sono stati trascurati nemmeno gli aspetti organizzativi della nuova organizzazione: quale sarà il ruolo del quartiere generale dell’organizzazione (stabilito per adesso a Vienna) e quello delle associazioni nazionali nelle attività di routine? Sono state inoltre considerate le varie e potenziali forme di finanziamento dell’associazione e le modalità di cooperazione con altre associazioni e istituzioni nazionali e internazionali come le università, le polizie nazionali, le istituzioni governative e quelle non-governative.

Non ci si è dimenticati ovviamente della comunicazione come elemento strategico per lo sviluppo della nuova associazione. Sono state stabilite modalità e frequenza della comunicazione tra tutti i membri e sono state considerate tutte le forme necessarie per approfondire la conoscenza reciproca e comunicare le nostre attività all’esterno: pubbliche relazioni, rapporti con i media, indagini, studi, seminari, cooperazione scientifica, partecipazione a eventi sia nazionali che internazionali, pubblicazione di libri e materiale informativo.

Saremmo orgogliosi di poter ospitare il prossimo anno il secondo congresso dell’EUNWA. Siamo in attesa di sponsor che si facciano avanti!

Siamo fermamente convinti che al congresso di Vienna è stata posta una pietra miliare per lo sviluppo del Controllo del Vicinato in tutta Europa.

elleccì © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Lista dei paesi e delle associazioni partecipanti:
Austria :: proNACHBAR
Belgio :: Federal Public Service Home Affairs
Belgio :: Nachbarschaftshilfe
Croazia :: Hrvatska udruga menadzera sigurnosti (UHMS)
Croazia :: Hrvatski forum za urbanu sigurnost
Repubblica Ceca :: Otevrena spolecnost, o.p.s.
Danimarca :: Det Kriminalprae-ventive Rad
Inghilterra e Galles :: Neighbourhood & Home Watch Network (England and Wales)
Estonia :: MTÜ Eesti Naabrivalve
Francia :: Voisins Vigilants
Germania :: Verein “Verantwortung statt Gewalt”
Ungheria :: Csongrád Megyei RFK
Islanda :: Icelandic Police – Lögreglan Sudurnessum
Italia :: City Angels Italia
Italia :: Associazione Controllo del Vicinato
Lettonia :: Police Riga
Lituania :: Safe Neighborhood Association
Malta :: Malta Police Force
Moldavia :: Asociatia obsteasca “Eco-Razeni”
Olanda :: VAZ Global
Norvegia :: KRAD – The Norwe-gian National Crime Prevention Council
Slovacchia :: OZ-SPK (Bürgerbund – Gemeinsam gegen Kriminalität)
Spagna :: Ayuntamiento de Valencia – Policía Local
Svizzera :: nachbarschaftsWACHE.ch
Svizzera :: City Angels Switzerland

Luoghi e non-luoghi urbani

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Quando parliamo di Controllo del Vicinato dobbiamo fare riferimento ad uno spazio relazionale identitario conosciuto dai residenti. Le relazioni sociali sono parte integrante di questo luogo. Il trovarsi prossimi spazialmente vuol dire vivere la stessa quotidianità, creare dei valori condivisi, rafforzando i legami di vicinato. In tal senso il concetto di “luogo” diventa simbolo di affezione sociale dando origine al concetto di Comunità.

Accanto ai “luoghi” intesi come spazi che uniscono le persone, esistono anche i non-luoghi” intesi come spazi che respingono l’unione delle persone. Mentre i primi sono definiti spazi stabili e sicuri i secondi sono definiti spazi vuoti ed insicuri.

Nei “luoghi” le persone si conoscono ed instaurano delle relazioni sociali: il negozio o la bottega del mio quartiere diventa uno spazio identitario.

Nei “non-luoghi” le persone si incrociano soltanto ma non si conoscono: il centro commerciale diventa uno spazio anonimo e impersonale. E’ frequentato da clienti sospinti dal desiderio di consumare un prodotto, prevale l’individualismo e l’anonimato.

Nella società moderna i “non-luoghi” stanno soffocando i “luoghi” identitari: il Controllo del Vicinato è lo strumento adatto per ristabilire l’equilibrio sociale interrotto dalla frenesia del vivere.

Da un punto di vista sociologico il controllo del vicinato è la cura giusta per combattere l’influenza del vivere. Il consumismo e l’evoluzione tecnologica, quando usata in modo alienante, sono alcuni dei virus da tenere sott’occhio perché alimentano l’isolamento urbano.

Il Controllo del Vicinato ci aiuta a riscoprire i luoghi identitari dei nostri quartieri, a coltivare le relazioni umane per avere una Comunità sicura e coesa.

Carla Lovino © RIPRODUZIONE RISERVATA

Anche i ladri vanno in vacanza!

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Se fino ad oggi siamo cresciuti con la convinzione che i furti in appartamento aumentavano nel mese di agosto, ci siamo sbagliati. Possiamo quindi affermare che, anche i ladri vanno in vacanza! Secondo uno studio effettuato dal Centro Universitario “Transcrime“, sulla città di Milano, dicembre è il mese preferito dai ladri per compiere i furti negli appartamenti. Non solo. Secondo tale analisi il 36% dei furti si concentra in due giorni settimanali : venerdì e sabato.

La fascia oraria preferita dal ladro è quella compresa tra le ore 18.00 e le ore 21.00. Finestre, balconi e garage sono gli accessi maggiormente utilizzati dai ladri per entrare negli appartamenti milanesi.

Secondo “Transcrime”, i ladri scelgono con cura i loro bersagli (hots spot), le modalità di azione ed il momento in cui colpire. In altre parole si tratta di ladri specializzati che conoscono bene il loro mestiere.

La Lombardia rimane in alto nella hit parade dei furti godendo di un primato che si alimenta di anno in anno. La crisi economica può avere favorito un aumento dei ladruncoli ben diversi dai ladri specializzati.

La ricerca eseguita da “Transcrime” è in linea con la finalità’ della nostra Associazione Controllo del Vicinato. Il ladro di solito agisce compiendo azioni routinarie per non sbagliare il suo colpo! La sua azione criminosa si concentra all’interno di un perimetro territoriale che conosce bene. Dietro ogni azione criminosa esiste una chiave di lettura dei suoi gesti. Spesso siamo noi residenti che rendiamo facile la vita al ladro e lui se ne approfitta!

Il miglior antifurto contro i furti in appartamento è l’occhio umano: prestare attenzione a ciò che succede intorno a noi, non aver vergogna di segnalare alle forze dell’ordine un tentato furto o la presenza di situazioni di disagio urbano rendono un territorio maggiormente sicuro. In poche parole dobbiamo rendere difficile la vita al ladro riducendo le occasioni che favoriscono la sua azione criminosa.

Carla Lovino – info@controllodlevicinato.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: Transcrime Centro Universitario Cattolica di Milano

Il Controllo del Vicinato è la vitamina del vivere sociale

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La sicurezza è un bene prezioso come la salute: quando manca stiamo male. L’insicurezza della sicurezza vuol  dire malessere del vivere. Essa dipende da molteplici fattori, fisici (panchina rotta), sociali (presenza di delinquenti o soggetti devianti ), economici (povertà, crisi sociale) che, nel loro insieme, influenzano la qualità della vita.

Il termine sicurezza urbana è connesso al concetto di urbans. Il volto di una città cambia nel tempo. Il progresso tecnologico ha portato a un impoverimento dei legami sociali. La città delle relazioni ha lasciato il posto alla città delle non relazioni, anonima e impersonale.

L’isolamento urbano può essere curato con il Controllo del Vicinato, paragonato a una sorta di  vitamina del vivere sociale. Non è solo uno strumento di prevenzione situazionale che tiene lontano il ladro dalle nostre abitazioni ma e’ un modus di vivere comunitario capace di rafforzare  la coesione sociale tra i residenti.

Come posso sentirmi sicuro nel quartiere dove vivo? La qualità della vita dipende dalla capacità di trovare insieme ai suoi abitanti azioni condivise per migliorare la vivibilità urbana.

Il Controllo del Vicinato ha la forza di far dialogare i residenti e le Forze dell’Ordine creando una comunità attiva: il residente si riappropria dello spazio urbano e agisce per difenderlo.

L’evento Expo è l’occasione giusta per creare uno scambio di conoscenze tra il Controllo del Vicinato italiano e quello anglosassone.  In entrambi i casi i soggetti privilegiati sono i residenti: saper coniugare sicurezza e relazioni sociali non e’ facile.

Il controllo del vicinato è riuscito a entrare dentro i quartieri rafforzando  i legami di vicinato.  Questi ultimi devono essere coltivati e nutriti dalle relazioni umane: sapere di poter contare sul tuo vicino di casa non ti fa sentire solo!

Lo spazio urbano appartiene al cittadino: il territorio è come una Grande Casa il cui capo famiglia è il residente.  Se teniamo a mente questi due concetti possiamo capire la forza del Controllo del Vicinato, strumento semplice ma coinvolgente capace di entrare dentro l’animus del residente per curare l’insicurezza urbana.

Carla Lovino – info@controllodlevicinato.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Ladri recidivi

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Una delle regole base della criminologia è che un piccolo numero d’individui commette un gran numero di reati.

Ci sono due spiegazioni per il fenomeno della recidività:

  1. Individui senza molte remore, con deboli attaccamenti sociali, tendono a delinquere più frequentemente di quelli meno impulsivi e più legati alle persone.
  2. Individui che si adattano più di altri alle opportunità della criminalità e del disordine, probabilmente anche a causa dell’ambiente socio-culturale-affettivo nel quale sono cresciuti.

È difficile dal punto di vista delle vittime o di chi le tutela scoprire se la vittimizzazione multipla è opera degli stessi ladri perché, ovviamente, questi cercano di rimanere anonimi. Le informazioni derivanti dall’attività investigativa possono suggerire che i reati sono opera degli stessi autori, ma senza la necessaria certezza.

Capire gli obiettivi e le motivazioni dei ladri recidivi può aiutare a sviluppare strategie adeguate di prevenzione. Perché se un furto ha successo può generare ulteriori furti.

  • Come tutti noi, i ladri imparano facendo. Si possono imparare molte cose, ad esempio, da un furto andato a buon fine. Per questo è necessario imparare più rapidamente dei ladri dalle nostre esperienze negative. È paradossale che il ladro impari sempre dalla sua esperienza e noi no!
    E il ladro, come tutti noi, è capace di generalizzare. Così impara che può avere successo se attacca obiettivi con caratteristiche simili (case, status o comportamenti umani). Ad esempio, se una persona vive sola e in compagnia di un cane e ha l’abitudine di portarlo fuori per mezz’ora senza inserire l’allarme e senza chiudere bene la casa, rappresenta una vulnerabilità che il ladro può sfruttare. Ne deriva che chi ha comportamenti simili corre gli stessi rischi.
  • I ladri imparano anche gli uni dagli altri. Le informazioni si diffondono tra individui che lavorano in piccoli gruppi, oppure attraverso ladri non più attivi o ladri alle prime armi.
    Questo stesso processo di comunicazione e diffusione delle notizie può essere utilizzato dai residenti per far circolare informazioni che rafforzano la percezione di maggior rischio per il ladro o la mancanza di appetibilità per un obiettivo o per un luogo. I cartelli del Controllo del Vicinato, la pubblicità di un furto sventato o l’arresto di un ladro ampiamente pubblicizzato nella propria comunità possono aiutare a far sentire il ladro meno sicuro.
  • Il successo del ladro nel commettere un furto può ridurre l’efficacia delle misure preventive, rendendo di conseguenza più facile commettere nuovi furti. Se i comportamenti criminali si sviluppano più velocemente rispetto alla risposta delle vittime, allora un problema minore può diventare un grosso problema.

Molte tecniche di prevenzione della criminalità si basano sull’assunto della “minaccia credibile”. Ad esempio, la videosorveglianza è una minaccia credibile nella misura in cui i potenziali ladri credono che qualcuno li stia osservando o che corrano il rischio di essere identificati e arrestati più tardi sulla base delle registrazioni. Ciò non significa che ci devono essere molti arresti per avere un effetto deterrente. Ne bastano pochi ma ben pubblicizzati per rafforzare il messaggio, che può essere reso ancora più forte se è fatto circolare attraverso il network dei ladri e non solo attraverso i normali mezzi di comunicazione.

In conclusione, se le attività del Controllo del Vicinato sono ben organizzate e pubblicizzate, possono effettivamente diventare per i ladri una “minaccia credibile”.

(Tratto dal materiale di formazione dei coordinatori di Controllo del Vicinato.)

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